Derive: i Focolari nell’occhio del ciclone

Derive: i Focolari nell’occhio del ciclone

L’approccio alla spiritualità di Chiara Lubich, la fondatrice del movimento, suscita interrogativi sulla sua beatificazione.

(Il presente articolo è stato citato da due siti di riferimento, che ringrazio: il sismografosito con un pubblico internazionale specializzato nell’informazione vaticana, e lenversdudecorsito specializzato nella lotta contro le derive settarie, creato da Xavier Léger(*)

Dopo tante altre comunità nuove messe in discussione a causa della persona del loro fondatore o di certe derive settarie, stavolta è il grande movimento laico di origini italiane dei Focolari (Opera di Maria) a ritrovarsi a sua volta nell’occhio del ciclone. Oltre ai casi specifici di pedocriminalità che hanno portato alle recenti dimissioni all’interno del movimento, è la pubblicazione del libro di Renata Patti (1) a creare scompiglio. Uno scompiglio grande quanto la posta in gioco. Il Movimento dei Focolari, presente in 184 paesi del mondo, vanta due milioni di membri. È quindi una “potenza” all’interno della Chiesa cattolica che attende la prossima beatificazione della sua fondatrice come una forma di consacrazione. Senonché, alcuni scritti spirituali di Chiara Lubich sono fonte di seri problemi. 

L’autrice del libro, Renata Patti, ha undici anni quando entra in contatto per la prima volta con i Focolari, che fanno parte dell’universo familiare della sua scuola e della sua parrocchia. I sacerdoti che frequenta vedono nella spiritualità di questo movimento di laici un possibile cammino di educazione alla santità. E i genitori di Renata, convinti che si tratta di un’attività parascolastica, non hanno di che preoccuparsi. Il libro ripercorre i quaranta anni di vita dell’autrice all’interno del movimento, partendo dal suo idealismo adolescenziale, dalla sua decisione, a diciotto anni, di varcare la soglia del focolare malgrado il parere contrario della sua famiglia, fino alla decisione tardiva di prendere i voti perpetui, a 47 anni… solo tre anni prima della rinuncia e del suo abbandono definitivo del movimento. Nel frattempo, per “piacere a Dio” andrà incontro – sopportandoli – a tutti i tormenti legati al più classico abuso spirituale e di potere. Con annessi episodi di depressione, visite psichiatriche, allontanamento, invalidità… 

Tutti gli ingredienti costitutivi delle derive settarie

In questa testimonianza si rintracciano tutti gli ingredienti costitutivi delle derive settarie identificabili altrove, in altre nuove comunità che sono state sotto i riflettori dei media, oggetto di accuse da parte delle vittime e sottoposte talora a processi canonici sfociati nella destituzione del fondatore. Assenza di discernimento vocazionale, rottura con l’ambiente familiare, giudicato “incapace di capire”, giornate massacranti senza un minuto di tempo libero, tirannia domestica, molestie e vessazioni, obbedienza totale nei confronti della responsabile che cumula le funzioni di superiora della comunità, insegnante, organizzatrice della vita quotidiana di ciascuno, unica confidente e accompagnatrice spirituale… , riferimento permanente ed esclusivo agli scritti della fondatrice, incitamento a donare tutti i propri beni alla comunità per spirito di povertà senza alcuna garanzia di restituzione in caso di abbandono del movimento, censura delle letture e dei film proiettati, controllo di ogni minimo fatto e gesto di ogni singolo membro mediante la redazione quotidiana, a fine giornata, degli “schemetti”, formulari prestampati sui quali ogni focolarino effettua un resoconto dettagliato della giornata trascorsa, dei tempi di lavoro e di riposo, delle sue letture, di ogni minima spesa sostenuta, dei farmaci assunti, delle persone incontrate e del perché di questi incontri, nonché delle lettere ricevute che dovevano essere comunicate. Tali schede venivano consegnate alla fine della settimana, rilette dai responsabili, sintetizzate e poi spedite alla sede centrale del movimento… Una pratica che attenta alla dignità e alla libertà delle persone a tal punto che il Pontificio Consiglio per i Laici ne ha ufficialmente chiesto la soppressione tramite una lettera datata 3 giugno 2020 e indirizzata alla sua nuova presidente, Maria Voce. 

Un concetto di unità che nega la personalità di ciascuno

Ma il “marchio di fabbrica” dell’universo descritto da Renata Patti risiede altrove, nella relazione che ogni focolarino intrattiene – fino alla sua morte, avvenuta nel 2008 – con la fondatrice, chiamata affettuosamente “Mamma Chiara”. I focolarini sono incoraggiati a scriverle per condividere con lei le proprie gioie o i propri dubbi. E Chiara risponde, tramite la sua segretaria, con brevi lettere che rimandano sempre, in un modo o nell’altro, ai fondamenti della sua spiritualità, ai due concetti che strutturano la vita del movimento.

Scrive Renata Patti a questo proposito: “Ho cercato di aderire con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze alla spiritualità di Chiara Lubich, che si può riassumere nei concetti di unità e di Gesù abbandonato. (…) Unità purtroppo non vissuta in quanto tale, ovvero in quanto “comunione”, ma piuttosto come assorbimento e annullamento della propria personalità a beneficio dell’autorità, del gruppo all’interno del quale occorre fondersi a tutti i livelli. (…) Il concetto di Gesù abbandonato rappresenta per i responsabili un modo per ottenere un’obbedienza passiva e una sottomissione totale. La loro volontà finisce per sostituire il soffio dello Spirito e la coscienza individuale, che non può più esprimersi liberamente, al punto da essere soffocata.”

“Si tratta di un vero e proprio sistema…”

Ma c’è dell’altro, ben più grave. In uno scritto di Chiara Lubich del 23 novembre 1950 si legge: “Ogni anima dei Focolari ha da essere una mia espressione e null’altro. La mia Parola contiene tutte quelle delle focolarine e focolarini. Io li sintetizzo tutti. Quando io appaio così dunque devono lasciarsi generare da me, comunicarsi con me. (…) Per vivere la vita che Dio ha loro data essi debbono nutrirsi del Dio che vive nella mia anima. (…) Allora io posso comunicare tutto e traggo dall’intimo mio e cioè dal Dio in me quanto più posso. E la verità si svela. Io esigo dai miei che siano perfetti come il Padre, che siano amore in atto e non altro. Se sono diversi li abbandono togliendo loro anche ciò che credono di avere. Come Gesù. L’Unità è Unità dunque ed un’anima sola deve vivere: la mia e cioè quella di Gesù fra noi che è in me.”

Un pensiero che ha nutrito lo sviluppo e il funzionamento del movimento. Renata Patti evoca gli anni della sua infanzia quando, mostrandole una foto della fondatrice, le dicevano: “Siete una cosa sola con colei che parla, completamente perse in lei” o ancora “Chi vede Chiara vede il padre.” E l’autrice commenta: “I nostri superiori alimentavano in noi un atteggiamento di adulazione nei confronti di Chiara Lubich e di qualsiasi autorità religiosa da lei designata al cuore delle strutture dell’Opera.” Nella postfazione dell’opera, padre Pierre Vignon scrive: “Lo ripeto: si tratta di un vero e proprio sistema e non di un’esperienza personale infelice quella che ha dovuto affrontare Renata. È un sistema a tutti gli effetti, ovvero un movimento intero ad essere chiamato in causa, poiché il Movimento dei Focolari è permeato dal pensiero, insostenibile nella tradizione cristiana, che la loro “santità” sia comunitaria, cioè, nel loro pensiero, collettivista. I Focolari realizzano una “clonazione collettiva e individuale”. È davvero un’eresia. Ma per queste persone, coperte dagli alti rappresentanti della Chiesa cattolica, la salvezza non è nel Cristo che la Chiesa offre loro, ma sono loro stessi a farsene carico, nel loro orgoglio spirituale di salvarla.”

Le confessioni di un cardinale

Un bell’interrogativo, non c’è che dire! Nel suo libro Confession d’un cardinal [in italiano: Orgoglio e pregiudizio in Vaticano – Le confessioni di un cardinale sulla Chiesa di ieri e di oggi] (2) pubblicato nel 2007 sotto il pontificato di Benedetto XVI, Olivier Le Gendre mette in bocca al suo cardinale le accuse di “derive settarie” allora formulate contro quattro movimenti principali: i Focolari, il Cammino Neocatecumenale, l’Opus Dei e i Legionari di Cristo. Gli fa dire: “Alcuni di questi movimenti esigono molto dai loro membri: obbedienza, disponibilità, esclusività, contributo finanziario importante, grande rispetto nei confronti dei fondatori e dei responsabili. Di fronte a questo genere di pretese, si possono avere due impressioni. La prima è di meraviglia per la generosità che anima quei cristiani: vogliono vivere una fede impegnata e per farlo non risparmiano le loro energie. La seconda induce a domandarsi se quelle pretese non si spingano un po’ troppo lontano, se non giovino esclusivamente ai dirigenti dei movimenti, se non siano presentate con troppa insistenza, se non siano imposte attraverso pressioni mentali anomale ed eccessive.” Dopodiché, insistendo sulla necessità di non coprire le accuse mosse contro tali derive e l’urgenza di un’indagine che possa far luce sulla realtà, rivela di aver messo in guardia (insieme ad altri: i cardinali Martini e Danneels, alcuni vescovi francesi e americani) il papa e il segretario di Stato, nonché il Pontificio Consiglio per i Laici… 

Uniti in un “santo subito” all’unanimità

Due decenni prima, il 19 agosto 1984, papa Giovanni Paolo II si recava a Rocca di Papa, sede centrale del movimento, per fare visita a Chiara Lubich. “Siete una piccola Chiesa…” L’autrice, però, è scettica: “Ma questa piccola Chiesa non è forse una Chiesa parallela? Adesso che è stata pubblicata la mia testimonianza, credo sia opportuno farsi questa domanda.” 

Questa è la documentazione fornita dal libro (3). Si ricorderà che ai funerali di Giovanni Paolo II, l’8 aprile 2005, apparvero tra la folla dei cartelli che lo acclamavano “santo subito”, chiedendo la canonizzazione immediata del papa polacco. Un’iniziativa dei Focolari che gli erano profondamente debitori. E che oggi, in cambio, si aspettano dal suo successore Francesco la beatificazione della loro fondatrice. Affinché si realizzi il suo sogno: “Un giorno la Chiesa si sveglierà focolarina.”

Per esperienza sono consapevole delle accuse che questo tipo di libro e la presente recensione sono suscettibili di alimentare: volontà di indebolire e macchiare la Chiesa, di intaccare la reputazione delle “nuove comunità”, la memoria di una donna di grande carisma, Chiara Lubich, o persino quella di un papa eccezionale, Giovanni Paolo II, la cui santità è stata riconosciuta dalla Chiesa. Quando in realtà la volontà manifesta dell’autrice è “che la parte sana del Movimento dei Focolari apra un dialogo e inizi ad agire affinché non si ripeta quello che è successo a me.” Quindi un libro al servizio del movimento stesso e della Chiesa, in nome della verità. 

PS. Il caso ha voluto che pubblicassi questa recensione nel momento stesso in cui si svolge l’Assemblea generale dei Focolari. Ebbene, nelle parole dell’attuale presidente uscente, Maria Voce, si ritrova lo stesso riferimento a una “santità collettiva” del movimento che rimane ambigua… salvo se il movimento stesso si prende per la Chiesa. 

  1. Renata Patti, Dieu, les focolari et moi, La libération d’une duperie. Ed. Mols 2020, 224 p. 21,50€ 
  2. Olivier Le Gendre, Confession d’un cardinal, Ed. J.-C. Lattès 2007, 410 p. Si tratta di un’opera di fantasia (la figura del cardinale sembra “condensare” in sé quella di vari prelati) ma particolarmente ben informata delle realtà vaticane. Renata Patti cita questo brano del libro. 
  3. Nel 2017 una prima opera, realizzata sotto la direzione di Vincent Hanssens, psicosociologo, Professore emerito presso l’Università cattolica di Lovanio, forniva già un approccio multidisciplinare all’esperienza di Renata Patti. De l’emprise à la liberté, Ed. Mols 2017. 318p., 21,5 € [in italiano: Dall’abuso alla libertà – Derive settarie all’interno della Chiesa – Testimonianze e riflessioni]

(*) L’articolo è illustrato con una fotografia del 9 febbraio 2001 in cui Chiara Lubich visita il Centro di Studi Superiori dei Legionari di Cristo, a Roma, in compagnia del trasgressivo Marcial Maciel. Commento di Xavier Léger: “I due fondatori volevano tessere dei legami tra i loro rispettivi movimenti per rispondere all’appello di Giovanni Paolo II, che auspicava una collaborazione tra le nuove comunità in seno alla Chiesa, allo scopo di affrontare meglio le sfide legate alla Nuova Evangelizzazione.

53 comments

    • Buon giorno,
      mi sembra di capire che qualcuno è frenato negli interventi a causa del fatto che occorre fare una traduzione francese.
      Vorrei dire che assicuro questo servizio molto volentieri nel tempo di cui dispongo. Dunque, se desiderate intervenire e non avete scaricato il traduttore gratuito DeepL https://www.deepl.com/Translator o altri traduttori automatici, non preoccupatevi, lo posso fare io.
      Non rileggerò, lascerò la traduzione automatica che rispetta l’originale abbastanza bene e per una buona comprensione. L’ho sperimentata più volte. Quindi : intervenite tranquillamente, se lo desiderate. Anche con pseudo se non volete esporvi per prudenza. Penso che tutti capisco senza dare spiegazioni. E’ solo un invito alla testimonianza e al dialogo.
      Sulle ali della libertà e grazie in ogni caso !

      Per scaricare il traduttore : https://www.deepl.com/Translator

      traduction automatique:

      Bonjour,
      Je comprends que quelqu’un soit retenu dans ses interventions parce qu’une traduction française doit être faite.
      Je tiens à dire que je suis très heureux de fournir ce service dans le temps qui m’est imparti. Donc, si vous souhaitez intervenir et que vous n’avez pas téléchargé le traducteur gratuit DeepL https://www.deepl.com/Translator ou d’autres traducteurs automatiques, ne vous inquiétez pas, je peux le faire.
      Je ne vais pas relire, je vais laisser la traduction automatique qui respecte bien l’original et pour la bonne compréhension. Je l’ai testé plusieurs fois. Alors : intervenez tranquillement, si vous le souhaitez. Même avec un pseudo si vous ne voulez pas vous exposer par prudence. Je pense que tout le monde comprendra sans donner d’explications. Ce n’est qu’une invitation au témoignage et au dialogue. Sur les ailes de la liberté et merci en tous les cas !

      Traduit avec http://www.DeepL.com/Translator (version gratuite)

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  • Sabato 6 febbraio Papa Francesco ha ricevuto in udienza privata, trasmessa dalla televisione vaticana, i delegati all’Assemblea generale del Movimento dei Focolari che si era appena tenuta a Roma nei giorni precedenti. Il suo discorso vale la pena di essere ascoltato nella sua interezza, fino alla battuta finale sulle quattro cose che Dio non sa, più sottile di quanto possa sembrare…
    https://youtu.be/PFDeHEv2Fy0
    Alcuni estratti:
    Dal minuto 55′.
    [Occorre] “guardarsi dal ripiegamento su sé stessi, che induce a difendere sempre l’istituzione a scapito delle persone, e che può portare anche a giustificare o a coprire forme di abuso. Con tanto dolore lo abbiamo vissuto, lo abbiamo scoperto in questi ultimi anni. L’autoreferenzialità impedisce di vedere errori e mancanze, frena il cammino, ostacola una verifica aperta dei procedimenti istituzionali e degli stili di governo. È meglio invece essere coraggiosi e affrontare con parresia e verità i problemi, seguendo sempre le indicazioni della Chiesa, che è Madre, è vera Madre, e rispondendo alle esigenze della giustizia e della carità. (…)
    Non si può vivere senza crisi. Le crisi sono una benedizione, anche sul piano naturale – le crisi del bambino nella crescita fino all’età matura sono importanti –, anche nella vita delle istituzioni. C’è sempre la tentazione di trasformare la crisi in conflitto. Il conflitto è brutto, può diventare brutto, può dividere, ma la crisi è un’opportunità per crescere. Ogni crisi è una chiamata a nuova maturità. (…)
    
È compito di chi ricopre incarichi di governo, a tutti i livelli, adoperarsi per affrontare nel modo migliore, più costruttivo, le crisi comunitarie e organizzative; invece, le crisi spirituali delle persone, che coinvolgono l’intimità del singolo e la sfera della coscienza, richiedono di essere affrontate prudentemente da chi non ricopre incarichi di governo, ad ogni livello, all’interno del Movimento. E questa è una buona regola della Chiesa da sempre – dai monaci, sempre –, che vale non solo per i momenti di crisi delle persone, vale in generale per il loro accompagnamento nel cammino spirituale. È quella saggia distinzione tra foro esterno e foro interno che l’esperienza e la tradizione della Chiesa ci insegna essere indispensabile. Infatti, la commistione tra ambito di governo e ambito della coscienza dà luogo agli abusi di potere e agli altri abusi dei quali siamo stati testimoni, quando si è scoperta la pentola di questi problemi brutti.”
    Non occorre essere un grande esegeta del pensiero pontificio o un membro del Sacro Collegio Cardinalizio per sentire nelle parole del Papa l’eco di molti abusi denunciati nel recente libro di Renata Patti, ma soprattutto nella precedente opera collettiva: Dall’abuso alla libertà (Ed. Mols), che ha dato voce ad altre « vittime » dei Focolari e a specialisti di questi abusi. E Papa Francesco avrebbe dato loro tanta importanza in un discorso di chiusura di un’assemblea generale del movimento se la loro portata si fosse limitata alle sfortunate esperienze di alcuni membri?
    Per quanto riguarda la battuta finale, confidiamo nella sottigliezza del Papa gesuita per osare qualche lettura di secondo grado.
    Ci sono quattro cose che Dio stesso non può sapere:
    cosa pensano i gesuiti
    quanti soldi hanno i salesiani
    quante congregazioni di suore ci sono
    e di cosa sorridono i focolarini

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    • Il me parait plus facile d’avoir l’original en français du Post Scriptun de René POUJOL ici aussi pour que le dialogue puisse avancer:

      POST SCRIPTUM

      Samedi 6 février, le pape François a reçu en audience privée, retransmise par la télévision vaticane, les délégués à l’Assemblée générale des Focolari qui venait de se tenir à Rome les jours précédents. Son discours vaut d’être écouté en entier, jusqu’à la plaisanterie finale sur le quatre choses que Dieu ignore, plus subtile qu’il ne peut y paraître…

      Quelques extraits : à partir de la minute 58’

      « Il faut se garder du repliement sur soi-même qui amène à défendre toujours l’institution au détriment des personnes. Qui peut porter aussi à justifier ou couvrir des formes d’abus. Avec beaucoup de souffrances. Nous l’avons vécu. Nous l’avons découvert ces dernières années. L’autoréférencialité empêche de voir erreurs et manques, freine le chemin, met des obstacles pour une vérification ouverte des processus institutionnels et des styles de gouvernement. C’est mieux, au contraire, d’être courageux et d’affronter avec vérité les problèmes. En suivant toujours les indications de l’Eglise qui est mère, mère authentique. (…)

      On ne peut pas vivre sans les crises. Les crises sont une bénédiction. Elles sont importantes, même dans la vie des institutions. Il y a toujours la tentation de transformer la crise en conflit. Chaque crise est un appel à une nouvelle maturité. (…)

      Il est de notre devoir, à qui a des charges de gouvernement, de s’engager pour affronter de la meilleure manière, la plus constructive, les crises communautaires et d’organisation. En revanche, les crises spirituelles des personnes, qui touchent l’intimité de la personne et la sphère de la conscience demandent d’être affront&es avec prudence par qui ne remplit pas des charges de gouvernement à tous les niveaux à l’intérieur d’un mouvement. Cela est une bonne règle dans l’Eglise depuis toujours. C’est la sage distinction entre for externe et for interne. Le mélange entre domaine de gouvernement et domaine de la conscience donne lieu à des abus de pouvoir et d’autres abus dont nous avons été témoins, lorsqu’on a enlevé le couvercle de la marmite, avec tous les problèmes. «

      Pas besoin d’être grand exégète de la pensée pontificale ou membre du Sacré collège des cardinaux pour entendre dans les propos du pape l’écho de bien des dérives dénoncées dans le livre récent de Renata Patti mais surtout, dans l’ouvrage collectif antérieur : De l’emprise à la liberté (Ed. Mols) qui donnait la parole à d’autres « victimes » des Focolari ainsi qu’à des spécialistes de ces questions de dérives. Et le pape François leur aurait-il donné une telle importance dans un discours de clôture d’une Assemblée générale du mouvement si leur ampleur était cantonnée aux seules expérience malheureuses de quelques adhérents ?

      Quant à la plaisanterie finale, faisons confiance à la subtilité du pape jésuite pour oser quelques lectures au second degré.

      Il y a quatre choses que Dieu lui-même ne peut pas connaître :

      ce que pensent les jésuites
      combien d’argent ont les salésiens
      combien il existe de congrégations de sœurs
      de quoi sourient les focolari

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  • Credo che l’esperienza di abuso spirituale e psicologico vissuto da MOLTISSIME persone nell’esperienza del focolare sia ancora poco conosciuta dalla Chiesa o forse non è presa in seria considerazione.
    Credo che i focolarini selezionino quello che viene detto sul loro conto, nascondendo i problemi e le incoerenze che dai loro mezzi di comunicazione e da come vengono confezionate le notizie non emergono.
    Credo che si sentiranno già in linea con quanto il papa ha detto nel suo intervento, anche se non è così.
    Infine credo che le parole del papa siano state troppo soft sull’abuso…non si può dire solo di stare attenti….si deve far percepire che è una situazione molto grave…come lo è. Si dovrebbe davvero dire « fermi tutti « , vogliamo ascoltare i problemi da tutti coloro che sono stati feriti, verificare bene la verità ed intervenire facendo cambiare le cose. Qui ci sono solo consigli, che serviranno a poco. Manca il senso di responsabilità …. la capacità di rispondere, di chiedere scusa, di capire qual è il vero bene, il vero amore.

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    • Buon giorno Cecilia,
      Leggendo il testo del Santo Padre Francesco sono stata positivamente colpita per tanti punti espliciti, altri più nascosti… Ma molto e forse tutto ciò che ora si può sperare veder convertito è stato spiegato.
      Il tono usato? È il suo, quello di Papa Francesco è sempre quello di un padre o meglio ancora di una madre che stravede per un figlio, che lo aiuta a migliorare e ad evitare il peggio. Così fa un padre buono e una madre saggia… Se poi il figlio comprende e ciò che poi fa dipende solo dalla sua libertà.
      La storia è in corso e ci si augura per il bene di tutti che ogni focolarina/o contribuirà ad attuare il « discorso programmatico del Papa » in coscienza e secondo verità.
      Per quanto riguarda « la pentola » che si è scoperchiato… riferita agli abusi… Non credo che ne vadano fieri, ma continuano a sorridere…
      « cosa pensa il Gesuita?… È per che cosa sorridono i focolarini?… »
      Mistero che neppure Dio conosce!
      Una cosa è certa : il Santo Padre ha detto in privato alla nuova Presidente che deve « Potare, potare »…

      Dal vangelo secondo Gv. al capitolo 15,1-8
      « Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. 2Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. 3Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. 4Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. 5Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 6Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 7Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. 8In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli. »

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      • Renata Patti a repondu à CECILIA

        Bonjour Cecilia,
        En lisant le texte du Saint Père François Ier, j’ai été positivement frappé par tant de points explicites, d’autres plus cachés… Mais beaucoup et peut-être tout ce que nous pouvons maintenant espérer voir converti a été expliqué.
        Le ton utilisé ? C’est le sien, celui du pape François est toujours celui d’un père ou mieux encore d’une mère qui adore un enfant, qui l’aide à s’améliorer et à éviter le pire. C’est ce que font un bon père et une mère sage… Si le fils comprend alors et ce qu’il fait alors ne dépend que de sa liberté.
        L’histoire est en marche et nous espérons pour le bien de tous que chaque focolarina contribuera à la mise en œuvre du « discours programmatique » du Pape en conscience et selon la vérité.
        Concernant le « pot » qui a été découvert… en référence aux abus… je ne pense pas qu’ils en soient fiers, mais ils continuent à sourire….
        « Que pense le jésuite ? Pourquoi les focolarini sourient-ils ? »
        Un mystère que même Dieu ne connaît pas !
        Une chose est sûre : le Saint-Père a dit en privé à la nouvelle présidente qu’elle devait « Tailler, tailler »…

        Traduit avec http://www.DeepL.com/Translator (version gratuite)

        https://bible.catholique.org/evangile-selon-saint-jean/3278-chapitre-15

        Extrait de l’Évangile selon Jean, chapitre 15, 1-8
        « Je suis la vraie vigne, et mon Père est le vigneron.
        2 Tout sarment qui, en moi, ne porte pas de fruit, il le retranche; et tout sarment qui porte du fruit, il l’émonde, afin qu’il en porte davantage.
        3 Déjà, vous êtes purs, à cause de la parole que je vous ai annoncée.
        4 Demeurez en moi, et moi en vous. Comme le sarment ne peut de lui-même porter du fruit, s’il ne demeure uni à la vigne, ainsi vous ne le pouvez non plus, si vous ne demeurez en moi.
        5 Je suis la vigne, vous êtes les sarments. Celui qui demeure en moi, et en qui je demeure, porte beaucoup de fruits: car, séparés de moi, vous ne pouvez rien faire.
        6 Si quelqu’un ne demeure pas en moi, il est jeté dehors, comme le sarment, et il sèche; puis on ramasse ces sarments, on les jette au feu et ils brûlent.
        7 Si vous demeurez en moi, et que mes paroles demeurent en vous, vous demanderez ce que vous voudrez, et cela vous sera accordé.
        8 C’est la gloire de mon Père que vous portiez beaucoup de fruits, et que vous soyez mes disciples.

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    • traduction automatique assez fiable:
      CECILIA a écrit:
      Je crois que l’expérience des abus spirituels et psychologiques vécue par de nombreuses personnes dans le cadre du focolare est encore peu connue de l’Église ou n’est peut-être pas prise au sérieux.
      Je pense que les focolarini sélectionnent ce qui est dit sur eux, en cachant les problèmes et les incohérences qui ne ressortent pas de leurs médias et de la façon dont les nouvelles sont présentées.
      Je pense qu’ils se sentiront déjà en accord avec ce que le pape a dit dans son discours, même si ce n’est pas le cas.
      Enfin, je pense que les paroles du pape étaient trop douces à l’égard des abus… vous ne pouvez pas simplement dire « attention…. », vous devez faire percevoir aux gens que la situation est très grave… telle qu’elle est. Vous devriez vraiment dire « arrêtez tout ». Nous voulons entendre les problèmes de tous ceux qui ont été blessés, vérifier la vérité et intervenir pour changer les choses. Ici, il n’y a que des conseils, qui ne serviront pas à grand-chose. Ce qui manque, c’est le sens des responsabilités …. la capacité de répondre, de s’excuser, de comprendre ce qu’est le vrai bien, le vrai amour.

      Traduit avec http://www.DeepL.com/Translator (version gratuite)

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  • Bisognerebbe che i rappresentanti del movimento dei focolari spiegassero bene al Papa cosa significa « fare dei purgatori », ovvero la pratica di punire con umiliazioni -spesso senza senso- chi non si allinea perfettamente al pensiero del suo superiore, pensando (in buona fede??) in questo modo di fare del bene per la crescita spirituale del « sottoposto ». Per me è stata un’esperienza dolorosissima, che non capisco tutt’ora. Ne hanno mai parlato con i rappresentanti della Chiesa?
    Ne hanno mai verificato la validità? Probabilmente è rimasta una modalità di cui non si parla apertamente, nel doppio gioco che continuano ad esercitare pur di non mettersi contro il Magistero. E da dove è nata questa pratica? Se l’è inventata qualche « focolarina frustrata » oppure le direttive sono arrivate « dall’alto », ovvero dalla fondatrice e le sue prime compagne?

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    • traduction automatique:

      STELLINA a écrit :

      Les représentants du mouvement des Focolari devraient expliquer au Pape ce que signifie « faire des purgatoires », c’est-à-dire la pratique consistant à punir par des humiliations verbales – souvent sans aucun sens – ceux qui ne s’alignent pas parfaitement sur la pensée de leur supérieur, en pensant (de bonne foi ?) qu’ils font ainsi du bien pour la croissance spirituelle du « sujet ». Pour moi, ce fut une expérience très douloureuse, que je ne comprends toujours pas. En ont-ils jamais parlé avec les représentants de l’Église ?
      Ont-ils jamais vérifié sa validité ? Il est probable qu’elle est restée une modalité dont on ne parle pas ouvertement, dans le double jeu qu’ils continuent à exercer pour ne pas aller à l’encontre du Magistère. Et d’où vient cette pratique ? Une « focolarine frustrée » l’a-t-elle inventée, ou les directives sont-elles venues « d’en haut », c’est-à-dire de la fondatrice et de ses premières compagnes et compagnons ?
      Traduit avec http://www.DeepL.com/Translator (version gratuite)

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    • Buon giorno Stellina,

      Cerco di rispondere, sperando che altri spero potranno intervenire con la loro testimonianza.
      Negli strumenti della spiritualità di Lubich trovi anche l’ora della verità. C. Lubich, L’«ora della verità», in Santità di popolo, Città Nuova, Roma 2011, pp. 31-33. https://www.cittanuova.it/lora-della-verita-3/?ms=002&se=026 questo articolo di Città Nuova è del 1994.
      In gergo focolarino quando si dice ad un altro il negativo lo si chiama « purgatorio », quando si dice il positivo lo si chiama « paradiso ». Dovrebbe essere la correzione fraterna che facevano i primi cristiani ed è spiegata da Lubich stessa in questo articolo.
      Ma ciò che chiedi è un’altra cosa: i « purgatori » cioè le solenni sgridate, e umiliazioni e punizioni che venivano inferte a noi che non avevamo autorità in focolare è diventata abitudine ogni qualvolta – come ben dici – non si aderiva ciecamente e totalmente alla Volontà di Dio « di DIO » espressa dal superiore. Cioè non si faceva unità « a picco », senza riflettere. Sappiamo ad esempio che Chiara Lubich una volta ha fatto un solenne pungatorio a Gisella Calliari (il suo braccio destro per tutte le Capo-Zona nel mondo) e l’ha confinata in cantina perchè non voleva più vederla. Gis ha abitato in cantina per tre mesi e usciva solo quando Lubich non era in casa per evitare di infastidirla con la sua presenza. Ora questo è un « massimo della pena » diciamo, anche se non si sa… In altre occazioni Chiara Lubich aveva una pratica nel primo focolare di mettere in piedi sulla sedia la persona che riceveva un purgatorio durante l’ora della verità (per lo meno molto umiliante). E questo mi è capitato personalmente e lo racconto nel mio libretto che si trova su questo Blog https://focolareabusi.altervista.org/grazie-a-dio/ .
      Dubito fortemente che questa pratica autoritaria, che non esprime affatto l’amore reciproco di cui tanto si parla, sia stata vagliata dalla Chiesa. La realtà degli abusi spirituali è una « scoperta » recente
      nell’ambito della Chiesa che non ha visto e ancora spesso non vuole vedere … Ma se i Focolarini avranno l’umiltà di sottoporre questo e ben altro al Dicastero per i Laici, penso che non la passeranno liscia e sarebbe un bene per tutti. E’ una piega storta gravissima che hanno preso le e i Capi-zona e le e i Capi-focolare (è un reale abuso di potere e di coscienza) con la quale si distruggono persone sottomesse all’autorità in nome di Dio perchè sono votate all’unità. L’unità della Lubich non è quella che Gesù ha chiesto al Padre.

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      • Grazie della tua spiegazione, Renata. Speriamo che tutto venga allo scoperto al più presto. Non sono molto ottimista però.

        Merci pour votre explication, Renata. Nous espérons que tout sortira bientôt. Je ne suis cependant pas très optimiste.

        Reply
      • Certo che l’articolo che hai citato (https://www.cittanuova.it/lora-della-verita-3/?ms=002&se=026) fa venire i brividi. Leggendolo a posteriori, conoscendo quale sia la realtà di questa pratica… Essa viene presentata come un fatto buono e bello, con molto zucchero per mandare giù la pillola… Sono esterefatta.
        E mi chiedo, cosa avrà fatto mai ad esempio Gisella Calliari per meritarsi un trattamento simile? E questo sarebbe stato un gesto d’amore nei suoi confronti?
        C’è qualcosa di patologico in tutto ciò.

        Con il traduttore automatico:

        Bien sûr, l’article que vous avez cité (https://www.cittanuova.it/lora-della-verita-3/?ms=002&se=026) donne des frissons. Le lire rétrospectivement, savoir quelle est la réalité de cette pratique … Elle est présentée comme un bon et beau fait, avec beaucoup de sucre pour avaler la pilule … Je suis étonné.
        Et je me demande, qu’est-ce que Gisella Calliari, par exemple, aura jamais fait pour mériter un tel traitement? Et cela aurait-il été un geste d’amour pour lui?
        Il y a quelque chose de pathologique dans tout cela.

        Reply
      • Renata,
        Pourriez vous mettre la traduction de ce passage sur «  l’heure de vérité «  ?
        Ce serait en effet très intéressant de connaître les pratiques internes aux Focolari.
        Merci beaucoup !

        Reply
        • Bonsoir Marie-Christine,
          pour traduire l’article je devrait demander à Città Nuova …

          Je peux par contre vous écrire ici quelques passages de mon livret.

          Dans l’« unité » GEN – ainsi s’appellent les petits groupes des GEN du Mouvement – nous organisions tous les mois une rencontre consacrée à la correction fraternelle16, entre nous appelée « heure de la vérité ». C’est une rencontre pendant laquelle chacune – avec beaucoup de charité – exprimait à une autre (souvent choisie par tirage au sort) ce qui lui semblait devoir être amélioré en elle pour être plus conforme à Jésus (on l’appelait « purgatoire ») et aussi ce qui la touchait positi- vement (on l’appelait « paradis »).
          J’ai un souvenir particulier d’une rencontre, alors que j’avais été choisie. La Focolarine responsable qui présidait l’heure de la vérité a conclu : « Il me semble que tout ce que vous avez dit sur Renatina (petite Renata) est bien vrai ! J’ajou- terais le fait qu’on ressent trop que tu viens d’une paroisse. » Cela était souvent mal vu par les responsables du Mouvement, à cause d’une connotation trop ecclésiale !
          Il fallait vraiment faire partie du « clan », avec les mêmes façons de dire et de faire, pour être bien considérée. Pour moi, l’effort était donc de m’adapter beaucoup plus à la façon de s’exprimer des GEN, dans les mots et dans les attitudes. J’étais ainsi amenée à subir un lavage de cerveau.
          Toutes mes connaissances du Focolare m’ont aidée à me conformer aux règles et à me fondre dans le clan…

          Buona sera, Marie-Christine,
          per tradurre l’articolo dovrei chiedere a Città Nuova…

          Posso scrivere qui alcuni passaggi del mio libretto.

          Nell' »unità » GEN – così si chiamano i piccoli gruppi di GEN del Movimento – organizzavamo una riunione mensile dedicata alla correzione fraterna16 , tra di noi chiamata « ora della verità ». Era un incontro durante il quale ognuna – con grande carità – esprimeva ad un’altra (spesso scelta a sorte) ciò che sentiva di dover migliorare in lei per essere più conforme a Gesù (chiamato « purgatorio ») e anche ciò che la toccava positivamente (chiamato « paradiso »).
          Ho un ricordo particolare di una riunione quando sono stato scelto. La responsabile Focolarina che ha presieduto l’ora della verità ha concluso: « Mi sembra che tutto quello che hai detto su Renatina (la piccola Renata) sia molto vero! Aggiungerei il fatto che sentiamo troppo che lei viene da una parrocchia. « Questo era spesso disapprovato dai leader del Movimento, perché aveva una connotazione troppo ecclesiale!
          Bisognava davvero far parte del « clan », con gli stessi modi di dire e fare le cose, per essere ben considerati. Quindi, per me, lo sforzo è stato quello di adattarmi molto di più al modo di esprimermi dei GEN, nelle parole e negli atteggiamenti. Mi è stato quindi fatto il lavaggio del cervello.
          Tutta la mia conoscenza dei Focolari mi ha aiutato a conformarmi alle regole e a fondermi con il clan…

          Deuxième passages :

          Une autre fois, j’avais été plus spontanée que d’habitude (je ne me rappelle pas ce que j’avais fait exactement) et ma capo-focolare nous a toutes réunies au salon. Nous étions quatre et elle nous a dit qu’il fallait me « faire l’heure de la vérité ».
          Chacune disait quelque chose de moi, de mon être, de mon comportement au Focolare et dans les circonstances de la vie de chaque jour. D’habitude, nous faisions l’heure de la vérité à tour de rôle, mais, cette soirée-là, ce n’était que pour moi!
          Je n’ai pas souvenir des détails, mais je sais que ce n’était en rien agréable à entendre, surtout les interventions de ma capo-focolare qui employait un ton très fort, que je ressentais comme un ton de mépris. Il n’y avait pas d’empathie, pas d’amitié, elle voulait me faire comprendre quelque chose, mais la façon utilisée était celle de la moquerie et de la provocation… et cela produisait en moi l’effet contraire.
          J’avais appris depuis toute jeune que, « malgré la douleur, je devais continuer à sourire », parce que « l’amour doit être communiqué, mais la douleur doit être gardée secrète », « le sourire qui naît sur la douleur touche les cœurs les plus endurcis », « qui passe par le gel de la douleur arrive à l’incendie de l’amour » (phrases de Chiara Lubich que j’avais faites miennes depuis l’enfance).
          Je continuais donc à sourire sans comprendre. Ma capo- focolare m’a alors dit de me mettre debout sur une chaise.
          Évidemment, toutes se moquèrent de moi parce que j’avais obéi sans broncher. Ensuite, la capo-focolare m’a dit : « Et maintenant descends et va te regarder dans le miroir. Tu ne vois pas combien tu es stupide ? »
          Je n’ai même pas eu le courage de réagir.
          C’était certainement une application de ce qu’elle avait vu faire dans le premier Focolare de Chiara… Je n’accuse pas, mais je pense que c’est inhumain.
          Je pense qu’elle voulait me faire comprendre que je lui devais une obéissance active, pas celle du perroquet, mais la méthode employée n’était pas celle de l’ouverture, d’une explication amicale ; la pédagogie appliquée ne me convenait pas du tout. Sans probablement s’en rendre compte, je l’espère, elle me détrui- sait psychologiquement.
          Une amie, ces jours-ci, m’a raconté l’histoire des deux cravates :
          « Une mère apporte deux cravates en cadeau à son fils et lui demande: laquelle veux-tu, la rouge ou la bleue ? »
          Et le fils : « La bleue ! » et sa mère : « La bleue?… Ou bien la rouge ? »
          Et le fils : « Alors, la rouge » et sa mère : « Mais alors la rouge ou la bleue ? »
          Et le fils : « Toutes les deux » et sa mère : « Mais tu es fou, mon fils ; on ne met pas deux cravates à la fois ! »
          En effet, c’était cela : elles voulaient quelque chose de moi, mais je ne comprenais pas quoi. Elles ne me l’expliquaient pas simple- ment et je comprenais tout et son contraire.
          C’était à en devenir folle, n’est-ce pas ?

          traduction italienne :
          Secondo passaggio:

          Un’altra volta, ero stato più spontaneo del solito (non ricordo esattamente cosa avevo fatto) e il mio capo-focolare ci ha riuniti tutti in salotto. Eravamo in quattro e lei ci disse che dovevo « fare la verità ».
          Ognuno diceva qualcosa di me, del mio essere, del mio comportamento nei Focolari e nelle circostanze della vita quotidiana. Di solito, facevamo a turno l’ora della verità, ma quella sera era solo per me!
          Non ricordo i dettagli, ma so che non era affatto piacevole da sentire, soprattutto gli interventi del mio capo-focolare che usava un tono molto forte, che mi sembrava un tono di disprezzo. Non c’era empatia, non c’era amicizia, voleva farmi capire qualcosa, ma il modo che usava era quello della presa in giro e della provocazione, e aveva l’effetto opposto su di me.
          Avevo imparato fin da piccola che « nonostante il dolore, dovevo continuare a sorridere », perché « l’amore deve essere comunicato, ma il dolore deve essere tenuto segreto », « il sorriso che nasce dal dolore tocca i cuori più induriti », « il sorriso che passa attraverso il gelo del dolore arriva al fuoco dell’amore » (frasi di Chiara Lubich che avevo fatto mie fin da piccola).
          Così ho continuato a sorridere senza capire. Il mio capo focolare mi ha poi detto di salire su una sedia.
          Naturalmente, tutti ridevano di me perché avevo obbedito senza battere ciglio. Poi il capo-focolare disse: « E ora scendi e guardati allo specchio. Non vedi quanto sei stupido? ».
          Non ho avuto nemmeno il coraggio di reagire.
          Era certamente un’applicazione di quello che le aveva visto fare nel primo Focolare di Chiara… Non sto accusando, ma penso che sia disumano.
          Credo che volesse farmi capire che le dovevo un’obbedienza attiva, non quella del pappagallo, ma il metodo usato non era quello dell’apertura, di una spiegazione amichevole; la pedagogia applicata non mi soddisfaceva affatto. Senza probabilmente rendersene conto, spero che mi distrugga psicologicamente.
          Un mio amico, in questi giorni, mi ha raccontato la storia dei due legami:
          « Una madre regala a suo figlio due cravatte e gli chiede: quale vuoi, quella rossa o quella blu? »
          E il figlio: « Quello blu! « E sua madre: « Quella blu?… O quella rossa? »
          E il figlio: « Allora quello rosso » e la madre: « Ma allora quello rosso o quello blu? »
          E il figlio: « Tutte e due » e sua madre: « Ma tu sei pazzo, figlio mio; non puoi indossare due cravatte allo stesso tempo! »
          Infatti, era così: volevano qualcosa da me, ma non capivo cosa. Non mi hanno spiegato in modo semplice e ho capito tutto e il suo contrario. Era da diventar pazzi, vero?

          Reply
          • Renata,
            Merci infiniment d’avoir fait l’effort de la traduction.
            Effectivement, c’est dramatique d’en arriver là. C’est ce qu’on appelle la « double contrainte «  qui rend fou ( double bind ) qui rend fou et détruit une personnalité.

          • Bonjour Marie-Christine,
            ici un texte de Chiara Lubich, Fondatrice et Présidente du Mouvement juqu’à sa mort (22.01.1920 – 14.03.2008).

            Dans la thèse de théologie de Judith M. Povilus (focolarine interne et professeur de l’École Abba et de l’Institut Sophia actuel), auprès de l’Ateneo Lateranense, jugée « digne de publication », dont le titre est « Gesù in mezzo nel pensiero di Chiara Lubich» (« Jésus au milieu dans la pensée de Chiara Lubich »), cette idée est développée par rapport à l’histoire du Mouvement des Focolari.
            À la page 67, un exemple fort et typique de l’aspect fondateur de la spiritualité de l’unité de Chiara Lubich (les notes sont ajoutées pour faciliter la compréhension).

            « Vie d’unité et vie trinitaire…

            Il n’y a pas d’Unité sinon là où il n’existe plus de personnalité.
            Nous ne devons pas faire un « mélange » (1), mais une « combinaison »,
            une synthèse (2)
            et cela sera seulement quand chacune d’entre nous se perdra dans l’Unité à la
            Chaleur de la Flamme de l’Amour Divin. (3)
            Que reste-t-il de deux (ou plusieurs) âmes qui se combinent ? Jésus –
            l’Un. »
            [Personne ne donne tant de gloire à Dieu que Dieu et Dieu est présent dans une âme qui s’annule pour que le Christ revive en Elle et dans le Christ le Père – et entre deux âmes qui en se fondant l’une dans l’autre (annulation réciproque amoureuse, résultat de l’humilité et d’un amour ardent) donnent de l’importance au Christ.
            Lorsque l’Unité passe elle laisse une seule trace: le Christ.]3
            Qui est fusionné dans l’Unité perd tout, mais chaque perte est un gain (4).
            L’unité exige des âmes prêtes à perdre leur propre personnalité, toute leur
            personnalité.
            Parce que l’Unité est Dieu et Dieu est Un et Trois.
            Les 3 vivent en s’unifiant par leur même nature : Amour
            et en s’unifiant (= en s’anéantissant), se retrouvent :
            3 ―› 1 ―› 3 = Les 3 se font un par amour et dans l’Unique Amour ils se
            retrouvent ».

            Notes :
            (1) ROUGE + JAUNE = ORANGE – une fois mélangés, on ne peut plus les retrouver.
            (2) Exemple : l’hydrogène (H2) et l’oxygène (O2) qui donnent une molécule d’eau (H2O), dans laquelle l’hydrogène reste hydrogène et l’oxygène reste oxygène, et à partir de laquelle on peut retrouver les composants par électrolyse, en faisant passer un courant électrique.
            (3) Ici nous retrouvons son exemple classique des morceaux de bois qui se
            consomment en brûlant : mais une fois brûlés, on ne pourra plus les retrouver sinon en cendres : il ne s’agit certainement pas d’une synthèse.
            (4) C’est Chiara Lubich elle-même qui a construit cette phrase.

            3. Cette parenthèse n’est pas mentionnée dans le livre : « Gesù in mezzo nel pensiero di Chiara Lubich », éditions, Città Nuova. Dans ce livre, on trouve à la place des points de suspension. Cette parenthèse est par contre
            mentionnée dans son intégralité à la page 3 du document « L’UNITÀ », extrait du « 2 décembre 1946, 11 heures ».

            traduzione in italiano

            Buon giorno Marie-Christine,
            qui un testo di Chiara Lubich, Fondatrice e Presidente del Movimento dei Focolari fino alla sua morte. (22.01.1920 – 14.03.2008).

            Nella tesi di teologia di Judith M. Povilus (focolarina interna, e professore della
            Scuola Abba e dell’Instituto Sofia attuale), presso l’Ateneo Lateranense, giudicato “degno di pubblicazione”, di cui il titolo è “Gesù in mezzo nel pensiero di Chiara Lubich”, questa idea è sviluppata in relazione alla storia del Movimento dei Focolari in tutto il libro.

            Alla pagina 67 un esempio forte e tipico dell’aspetto fondatore della spiritualità
            dell’unità di Chiara Lubich (le note sono aggiunte per comprensione).

            « Vita di unità e vita trinitaria…
            Non c’è Unità se non là dove non esiste più personalità.
            Non dobbiamo fare un “miscuglio” (1), ma una “combinazione” (2) e questa
            sarà solo quando ognuna si perderà nell’Unità al Calore della Fiamma dell’Amore Divino. (3)
            Che resta di due o più anime che si combinano? Gesù – l’Uno.
            [ Nessuno dà tanta gloria a Dio quanto Dio e Dio c’è in un’anima che si annulla
            perchè il Cristo riviva in Lei e nel Cristo il Padre – e fra due anime che fondendosi (annullamento reciproco amoroso, risultato dell’eroica umiltà e da un’ardente amore) danno risalto al Cristo.
            Quando l’Unità passa, lascia una sola orma: il Cristo]3
            Chi si fonde nell’Unità perde tutto, ma ogni perdita è un guadagno (4)
            L’Unità esige anime pronte a perdere la propria personalità, tutta la propria
            personalità.
            Perché l’Unità è Dio e Dio è Uno e Trino. I 3 vivono unificandosi per la loro spessa natura : Amore e unificandosi (= annullandosi), si ritrovano 3 ―› 1 ―› 3 = I 3 si fanno uno per amore e nell’Unico Amore si ritrovano ».

            Note :
            (1) ROSSO + GIALLO = ARANCIONE – une volta mescolati, non si possono più ritrovare.
            (2) Esempio : l’idrogeno (H2) e l’ossigeno (O2) che danno la molecola dell’acqua (H2O), nella quale l’idrogeno resta idrogeno e l’ossigeno resta ossigeno, e a partire dalla quale si può ritrovare i componenti attraverso l’elettrolisi, facendo cioè passare la corrente elettrica.
            (3) Qui ritroviamo il suo esempio classico dei pezzi di legno che si consumano bruciando : ma una volta bruciati, non si potranno più ritrovare se non ridotti in cenere: questa non è certo una sintesi.
            (4) E’ Chiara Lubich stessa che ha costruito questa frase.

            3 Questa parentesi non è riportata nel libro : « Gesù in mezzo nel pensiero di Chiara Lubich » ed. Città Nuova, lì ci sono dei puntini di sospensione, ma bensi è riportata per intero a pagina 3 del documento “L’UNITÀ” – brano
            del “2 dicembre 1946, ore 11”.

          • Marie-Christine ha scritto:

            Grazie mille per aver fatto lo sforzo di tradurre.
            Sì, è una tragedia arrivare a questo punto. È quello che si chiama il « doppio legame » (« double contrainte ») che ti fa impazzire (double bind) che ti fa impazzire e distrugge la tua personalità.

        • Je viens de retrouver en ligne cette PETITION signée par 606 personnes, lancée en 2018. Cet article a été publié dans les deux langues FR + IT.

          Ho appena trovato online questa PETIZIONE firmata da 606 persone, lanciata nel 2018. Questo articolo è stato pubblicato in entrambe le lingue FR + IT.

          https://www.change.org/p/papa-francesco-soffriamo-ancora-di-abusi-spirituali-di-coscienza-di-potere-finanziari-e-sessuali-subiti-in-seno-a-movimenti-ecclesiali-e-nuove-comunit%C3%A0-qualcuno-ascolta-e-non-crede-ci-aiuti-lei-a-fare-la-verit%C3%A0-che-ci-render%C3%A0-liberi-grazie/u/23463380

          Reply
  • René c’est sans aucun doute très gentil de permettre aux italophones d’envoyer leur message dans leur langue maternelle mais pourriez-vous nous en donner la traduction si possible.
    malgré la consonnance de mon nom à Rome la dernière fois quej’ai essayé de parler italien au restaurant à un serveur celui-ci ma’ répondu en allemand ce qui ma fait vraiment très plaisir comme vous vous en doutez surement…

    Reply
    • Dominique BARGIARELLI
      ha scritto a René POUJOL (il proprietario del BLOG)

      René, è senza dubbio molto gentile permettere agli italofoni d’inviare il loro messaggio nella loro lingua madre ma potresti darci la traduzione se possibile.
      Nonostante la consonanza del mio nome a Roma, l’ultima volta che ho provato a parlare italiano in un ristorante, un cameriere mi ha risposto in tedesco, il che mi ha reso molto felice, come potete immaginare…

      Reply
  • Renata,

    Merci de ce complément d’information sur la spiritualité de C.Lubish.
    J’avoue que je n’y ai pas compris grand chose, sinon que je ne trouve pas cela bien chrétien.
    A mon humble avis ( et je n’ai pas de connaissances en théologie ou en spiritualité ), le Christ ne nous demande pas de nous anéantir mais nous remet debout au contraire, nous fait grandir, nous restaure dans notre dignité d’enfants de Dieu..
    Nous ne sommes pas identiques à Dieu mais ses enfants, bien que Dieu habite «  en secret «  dans notre âme. Nous ne sommes pas non plus identiques les uns aux autres. Dieu nous appelle chacun par notre nom propre. Il y a là un problème avec l’altérité ( de Dieu, ou des autres ).

    Je pense que ce langage peut être un langage mystique retraçant le parcours spirituel particulier d’une personne, mais pas une spiritualité applicable à tous et encore moins une règle de vie.
    Ce n’est que mon avis bien sur.

    Reply
    • Renata,

      Grazie per queste informazioni aggiuntive sulla spiritualità di C. Lubish.
      Confesso che non ci ho capito molto, tranne che non lo trovo molto cristiano.
      A mio modesto parere (e non ho conoscenze di teologia o spiritualità), Cristo non ci chiede di annientarci ma, al contrario, ci rimette in piedi, ci fa crescere, ci restituisce la nostra dignità di figli di Dio…
      Non siamo identici a Dio ma suoi figli, anche se Dio abita « in segreto » nella nostra anima. Né siamo identici gli uni agli altri. Dio chiama ciascuno di noi per nome. C’è un problema con l’alterità (di Dio, o degli altri).

      Penso che questo linguaggio possa essere un linguaggio mistico che traccia il particolare percorso spirituale di una persona, ma non una spiritualità applicabile a tutti, e ancor meno una regola di vita.
      Questa è solo la mia opinione, naturalmente.

      Tradotto con http://www.DeepL.com/Translator (versione gratuita)

      Marie-Christine

      Permettez-moi d’exprimer mon opinion aussi, même s’il est très difficile de le faire en bref. Vous pouvez – sans problème – me suspecter de vouloir « descendre », discréditer la fondatrice des Focolari puisque son œuvre fait partie de ces « (effroyables) communautés » qui ont fait des victimes.
      MAIS CELA N’EST PAS VRAI.
      Dès le début de ma recherche de vérité sur une réalité dont j’ai épousé tout comme si cela descendait du Ciel… quand le premier soupçon est arrivé à mon esprit … je croisais d’être tombée sur ma tête. Alors j’ai essayé de ne pas donner mon opinion MAIS de LAISSER PARLER LES FAITS qui sont INCONTOURNABLES. Et seulement après des personnes compétentes et non complaisantes ont porté l’attention sur mes mémoires et ont lu les écrits de la Fondatrice. Il ne nous appartient pas, ni à vous, ni à moi le jugement de la béatification de Chiara Lubich, je peux seulement dire maintenant que pour ma part j’ai fait tout mon possible pour mettre au courant les Excellences et Eminences de la Hiérarchie Romaine des documents qui encore et encore étaient restés cachés à leur yeux. La responsabilité est la leur maintenant. Pour moi le discours béatification est clos.
      Au contraire les victimes, « fruits » de cette « spiritualité », sont encore en souffrance et cela n’est pas peu de chose.

      traduzione in italiano:

      Permettetemi di esprimere anche la mia opinione, anche se è molto difficile farlo in poche parole. Lei può – senza alcun problema – sospettarmi di voler « andare a fondo », di screditare la fondatrice dei Focolari poiché la sua opera fa parte di quelle « comunità (terribili) » che hanno fatto vittime.
      MA QUESTO NON È VERO.
      Fin dall’inizio della mia ricerca della verità su una realtà che ho sposato come se fosse scesa dal cielo… quando il primo sospetto mi è venuto in mente… ho pensato di essere caduto di testa. Così ho cercato di non dare la mia opinione MA DI LASCIARE PARLARE I FATTI CHE SONO INCOMPRENSIBILI. E solo dopo che persone competenti e intransigenti avranno prestato attenzione alle mie memorie e letto gli scritti del Fondatore. Non sta a voi o a me giudicare la beatificazione di Chiara Lubich, posso solo dire ora che io, da parte mia, ho fatto del mio meglio per far conoscere alle Eccellenze ed Eminenze della Gerarchia Romana i documenti che più volte erano rimasti nascosti ai loro occhi. La responsabilità è loro ora. Per me il discorso della beatificazione è chiuso.
      Al contrario, le vittime, i « frutti » di questa « spiritualità », soffrono ancora e questo non è poca cosa.

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  • L’ora della verità è solo una delle pratiche del movimento contrarie al percorso personale e libero verso Dio e di rispetto della sacralità dell’anima. Anch’io ho vissuto con grande dolore e difficoltà l’esperienza. Viene proposta una vita di annullamento del proprio io, dei propri pensieri, di ore di lavoro non retribuite nè valorizzate, di manipolazione delle informazioni, di assenza totale di libertà e di discernimento. Ho visto un ideale, presentato all’esterno come via di santità, diventare invece ideologia e metodo di prevaricazione psicologica. Credo però che la gravità non sia negli eventuali errori commessi, ma nell’assenza di ascolto dei problemi individuali e nella chiusura totale nei confronti delle critiche o delle opinioni divergenti dalla linea che parte dal vertice e che a cascata arriva fino alla base immutata e immodificabile. La persona viene sacrificata per l’obiettivo e, proprio come nelle ideologie, tutto è stabilito e deciso dall’alto e non è possibile obiettare nè contribuire con le proprie idee personali. Inoltre è un’esperienza spirituale che viene vissuta in unità con la chiesa, ma serparata completamente dalla vita della chiesa.
    Ecco perchè la chiesa dovrebbe valutare meglio cosa succede all’interno e ascoltare le diverse prospettive di chi ha vissuto nel movimento.
    Il fatto che siano molti gli aderenti e relativamente pochi i fuoriusciti, non garantisce la bontà della messa in pratica di un carisma o di un cammino ecclesiale.
    Ci sono invece modalità cristiane di vivere il vangelo più condivise, che sanno accogliere il contributo di tutti nella libertà, come per esempio le esperienze dell’associazionismo cattolico. In queste realtà i processi decisionali sono aperti a tutti e sono proposti a tutti in modo accessibile. Anche se non mancano gli errori, questi sono affrontati con atteggiamento costruttivo e creativo e chi si allontana, perchè non condivide, non si sente certo sbagliato o eretico. è necessario quindi ripensare la vita dei movimenti in senso più umano, facendo una riflessione che non si limiti solo alla dimensione carismatica e spirituale, ma anche psicologica e umana più in linea con la piena realizzazione delle persone individualmente e comunitariamente. Ripensare però con onestà e trasparenza, con coraggio e carità.

    Traduzione (spero corretta) – Traduction (j’espère correcte)

    L’heure de vérité n’est qu’une des pratiques du mouvement contraire au chemin personnel et libre vers Dieu et au respect du caractère sacré de l’âme. J’ai moi aussi vécu l’expérience avec beaucoup de douleur et de difficulté. Une vie d’annulation de soi-même, de ses pensées, d’heures de travail non rémunérées ou valorisées, de manipulation de l’information, d’absence totale de liberté et de discernement est proposée. J’ai vu un idéal, présenté de l’extérieur comme une voie de sainteté, devenir plutôt une idéologie et une méthode d’abus psychologique. Cependant, je crois que la gravité ne réside pas dans les erreurs éventuelles commises, mais dans l’absence d’écoute des problèmes individuels et dans la fermeture totale aux critiques ou opinions divergentes de la ligne qui part du haut et qui tombe en cascade vers l’inchangé et base inchangeable. La personne est sacrifiée pour le but et, tout comme dans les idéologies, tout est établi et décidé d’en haut et il n’est pas possible de s’opposer ou de contribuer avec ses idées personnelles. C’est aussi une expérience spirituelle vécue en unité avec l’église, mais complètement séparée de la vie de l’église.
    C’est pourquoi l’église devrait mieux évaluer ce qui se passe à l’intérieur et écouter les différentes perspectives de ceux qui ont vécu dans le mouvement.
    Le fait qu’il y ait beaucoup d’adhérents et relativement peu d’exilés ne garantit pas la bonté de mettre en pratique un charisme ou un voyage ecclésial.
    D’un autre côté, il y a des manières chrétiennes de vivre l’Évangile qui sont plus partagées, qui savent accueillir la contribution de tous à la liberté, comme les expériences des associations catholiques. Dans ces réalités, les processus décisionnels sont ouverts à tous et proposés à tous de manière accessible. Même si les erreurs ne manquent pas, celles-ci sont confrontées à une attitude constructive et créative et ceux qui se détournent, parce qu’ils ne partagent pas, ne se sentent certainement pas faux ou hérétiques. il faut donc repenser la vie des mouvements dans un sens plus humain, en faisant une réflexion qui ne se limite pas seulement à la dimension charismatique et spirituelle, mais aussi à la dimension psychologique et humaine plus en phase avec la pleine réalisation des personnes individuellement et en communauté. Mais repenser avec honnêteté et transparence, avec courage et charité.

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  • I concetti espressi dal papa sono chiari: autoreferenzialità e commistione tra ambito di governo e di coscienza. Sono due capisaldi su cui vivono le « sette » cattoliche (e anche le altre). Le riforme da fare dovrebbero essere radicali. Per questo penso che non le faranno.

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    • Cesare Bianco a écrit :

      Les concepts exprimés par le pape sont clairs : l’autoréférence et le mélange de la sphère du gouvernement et de la conscience. Ce sont deux pierres angulaires sur lesquelles vivent les « sectes » catholiques (et d’autres aussi). Les réformes à entreprendre doivent être radicales. C’est pourquoi je pense qu’ils ne les feront pas.

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      • Grazie Cesare di esserti espresso qui : i tuoi commenti sono sempre precisi e del tutto attendibili. Concordo con te in particolare sull’autoreferenzialità. E’ difficilissimo per un focolarino/a disfarsi dall’identificazione a Chiara Lubich che sebben morta dal 2008 viene ascoltata ogni mattina in una « pillola meditativa » che tiene viva « la sua presenza in mezzo a loro » e ricorda « il suo paradiso 1949 » da cui tutto proviene !!! Hai ragione questo cambiamento radicale non lo faranno anche perchè non se ne rendono conto sembra … « sorridono »…
        Ma questo non è più il mio problema. Grazie a Dio il Papa ha parlato chiaro: ha salvato la Fondatrice e il suo esempio di prossimità verso l’esterno…Ma… In ogni caso, chi vivrà vedrà !

        NB: Cesare Bianco è un Autore italiano che ha scritto tra gli altri : « https://www.mondadoristore.it/sguardo-madri-Plaza-de-Mayo-Cesare-Bianco/eai978886830517/ ».

        TRADUZIONE AUTOMATICA

        Merci Césare de vous être exprimé ici : vos commentaires sont toujours précis et tout à fait fiables. Je suis d’accord avec vous en particulier sur l’autoréférencialité. Il est très difficile pour un focolarino/a de se défaire de l’identification avec Chiara Lubich qui, bien que morte depuis 2008, est écoutée chaque matin dans une « pilule méditative » qui maintient vivante « sa présence parmi eux » et rappelle « son paradis de 1949 » d’où tout vient ! Vous avez raison, ce changement radical ne se produira pas non plus parce qu’ils ne se rendent pas compte… il me semble .. ils continuent à « sourire » …
        Mais ce n’est plus mon problème.
        Dieu merci, le Pape a parlé clairement : il a sauvé la Fondatrice et son exemple de proximité avec le monde extérieur…
        Mais… En tout cas, ceux qui vivront verront !

        N.B. Cesare Bianco est un auteur italien qui a écrit, entre autres :  »

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  • C’è un’altra cosa su cui vorrei dire qualcosa, anzi sono due.
    Oggi mi sono riletta quel pezzo di C. Lubich in cui lei racconta passo passo le scoperte , a partire dal « paradiso del 49 », che le hanno permesso di strutturare la sua teologia dell’unità, con tutti i capisaldi che la contraddistinguono. Non nego la nausea di cui ho sofferto per un po’. Notavo che lei esprime il tutto usando sempre il « noi », come se il tutto fosse maturato da una forte esperienza di comunione con le sue prime compagne e con Igino Giordani che, a quanto ho capito, era lì con loro. Però mi è rimasta una sensazione – magari mi sbaglio – che in realtà le intuizioni siano partite solo da lei e che gli altri si siano solo adeguati, magari con convinzione, ma senza un dialogo, come sarebbe normale in un gruppo di studio.
    Hai la stessa sensazione?
    La seconda cosa di cui volevo parlare riguarda il « soprannaturale ». Alla fine degli incontri, ricordo i « superiori » che commentavano valutando se c’era stato un bel « clima soprannaturale… » qualche domanda mi veniva, ma la trattenevo per me pensando che non fosse il caso di esplicitarla in quanto nasceva sicuramente dalla mia ignoranza. Come potevano essere così certe di poter valutare la presenza del  » soprannaturale »? Con quale titolo? Quello che io avevo visto erano tante persone che continuavano ad annuire (con le mandibole contratte a sorriso) alla persona che parlava, che magari raccontava la sua esperienza, che ben presto scoprii essere sempre valutata e corretta dalla capo-focolare o dalla capo – zona. Modificata in base a ciò che si voleva trasmettere, imparata a memoria e detta con una falsa spontaneità. Chissà se l’esperienza del soprannaturale ha a che fare con queste situazioni che mi stanno riemergendo come ricordi. Io spero di no. C’era piuttosto l’ansia di sbagliare parola, di non centrare l’animo dei presenti, di non essere considerate parte di un movimento speciale, superiore a tutti gli altri…

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    • Il y a une autre chose dont j’aimerais parler, en fait deux choses.
      Aujourd’hui, je relis ce morceau de C. Lubich dans lequel elle raconte pas à pas les découvertes, à commencer par le « paradis de 49 », qui lui ont permis de structurer sa théologie de l’unité, avec toutes les pierres angulaires qui la distinguent. Je ne nie pas les nausées que j’ai eues pendant un certain temps. J’ai remarqué qu’elle exprime tout en utilisant toujours le « nous », comme si tout avait mûri à partir d’une forte expérience de communion avec ses premiers compagnons et avec Igino Giordani qui, pour autant que je sache, était là avec eux. Mais j’ai eu le sentiment – peut-être ai-je tort – qu’en réalité les intuitions ne partaient que d’elle et que les autres s’adaptaient simplement, peut-être avec conviction, mais sans dialogue, comme il serait normal dans un groupe d’étude.
      Avez-vous le même sentiment ?
      La deuxième chose dont je voulais parler concerne le « surnaturel ». À la fin des réunions, je me souviens que les « supérieurs » ont fait des commentaires sur la question de savoir s’il y avait eu une bonne « atmosphère surnaturelle… » ; certaines questions me sont venues, mais je les ai gardées pour moi en pensant que ce n’était pas le cas de les rendre explicites puisqu’elles étaient sûrement nées de mon ignorance. Comment peuvent-ils être aussi sûrs de pouvoir évaluer la présence du « surnaturel » ? A quel titre ? Ce que j’avais vu, c’était beaucoup de gens qui continuaient à hocher la tête (la mâchoire contractée en un sourire) à la personne qui parlait, qui racontaient peut-être leur expérience, dont j’ai vite découvert qu’elle était toujours évaluée et corrigée par le chef de l’âtre ou le responsable de la zone. Modifiés en fonction de ce qu’ils voulaient transmettre, appris par cœur et dit avec une fausse spontanéité. Je me demande si l’expérience du surnaturel a quelque chose à voir avec ces situations qui refont surface sous forme de souvenirs. J’espère que non. Il y avait plutôt l’anxiété de se tromper de mot, de ne pas capter l’âme des personnes présentes, de ne pas être considéré comme faisant partie d’un mouvement spécial, supérieur à tous les autres…

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  • Avouez, cher Monsieur, que c’est un peu agaçant de voir des tonnes de
    chroniques accusatrices sur des faits connus depuis des décennies et dont
    lors journalistes ne se souciaient guére alors…
    Canoniser Chiara Lubish? Bah…On a bien canonisé Mére Térésa..Et introduit la cause de Maciel, prédateur , comme ltant de protégés du Vatican….
    La position de l’institution ecclésial est lamentable.
    Mais celle de ces victimes qui attendent d’avoir 50 ans pour se plaindre
    m’exaspére.

    Reply
    • Je n’avoue rien du tout… Vous évoquez des faits « connus depuis des décennies »… Connus de qui ? De vous ? Que n’avez-vous parlé ! Et que savez-vous du « souci » des journalistes ? Vous semblez vouloir jeter le discrédit sur Mère Térésa. Soyez plus précis. Quant à Maciel où avez-vous vu que sa cause ait été introduite ? Quant à votre propos sur ces « victimes qui attendent cinquante ans pour se plaindre » je leur laisse le loisir de répondre à votre « exaspération ».

      Une dernière chose: vous venez de faire votre apparition sur ce blog. Je publie ce commentaire. Ce sera le dernier si vous ne respectez pas – ce qui pour l’heure est malheureusement le cas – un minimum d’honnêteté intellectuelle !

      Reply
    • Si vous êtes exaspéré par les victimes qui « attendent d’avoir 50 ans pour se plaindre », cela peut vouloir dire 2 choses :
      – Vous ne vous êtes pas documenté, n’avez rien lu, rien entendu les concernant, vous vous en moquez comme de l’an 40. En ce cas, je ne vois pas quelle est votre légitimité à vous exprimer sur un blog qui a le courage de leur donner la parole.
      – Vous n’avez strictement rien compris à ce que vous avez lu et entendu, les méandres de la psychologie humaine vous sont complètement étrangers.
      Il va falloir passer votre chemin pour ne pas vous exaspérer davantage, ce n’est pas bon pour votre santé.

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    • Deve ammettere, caro signore, che è un po’ fastidioso vedere tonnellate di
      cronache accusatorie su fatti che sono noti da decenni e di cui
      all’epoca i giornalisti non si preoccupavano di guarire quindi…
      Canonizzare Chiara Lubish? Beh… Abbiamo canonizzato Madre Teresa… E introdotto la causa di Maciel, il predatore, come uno dei protetti del Vaticano. ….
      La posizione dell’istituzione ecclesiastica è deplorevole.
      Ma quelle vittime che aspettano di avere 50 anni per lamentarsi…
      mi esaspera.

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  • Se le persone si sentono sole, sono in difficoltà a parlare, quelle che parlano sono isolate e non ascoltate, è il meccanismo della prevaricazione, che porta ad insabbiare fatti scandalosi e dissensi, per far emergere solo le cose positive. La chiesa potrebbe però fare di più, dovrebbe riaffermare i valori della verità, del coraggio e della responsabilità.

    Francese

    Si les gens se sentent seuls, ils ont du mal à parler, ceux qui parlent sont isolés et non écoutés, c’est le mécanisme de la prévarication, qui conduit à dissimuler des faits scandaleux et des dissensions, pour ne faire ressortir que les choses positives. Mais l’Église pourrait faire plus, elle devrait réaffirmer les valeurs de vérité, de courage et de responsabilité.

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  • Vorrei far notare due punti su questa distruzione della individualità operata dal Movimento dei Focolari. La prima è che viene giustificata da un brano del Vangelo (Matteo 16, 21-27). Sarei grato se qualcuno competente in teologia potesse indicarmi alcune interpretazioni più comunemente accettate di quel passo.La seconda è che tale distruzione viene inquadrata come un percorso mistico: la perdita della propria individualità è indicato come passaggio per poter « fondersi » con Dio.
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    Je voudrais faire deux remarques sur cette destruction de l’individualité provoquée par le mouvement des Focolari. La première est qu’elle est justifiée par un passage de l’Evangile (Matthieu 16, 21-27). Je serais reconnaissant à une personne compétente en théologie de bien vouloir m’indiquer certaines des interprétations les plus communément admises de ce passage. La seconde est que cette destruction est encadrée comme un chemin mystique : la perte de sa propre individualité est indiquée comme un passage pour pouvoir « fusionner » avec Dieu.

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    • A QUOI S’ATTEND PIERRE ?
      (Mt 16, 21-27)
      s
      La scène a lieu juste après que Pierre a reconnu Jésus comme « le messie, le fils du Dieu vivant », une révélation qui venait du Père, comme le disait Jésus, et que Pierre a accueillie (Mt 16, 16-17). Jésus prolonge alors cette révélation – c’est notre texte. Il manifeste à ses disciples sa mission à venir : le messie doit traverser l’accusation et la violence du monde pour dévoiler que la Vie reçue du Père ne peut être anéantie par aucune force. Mais voici que Pierre décroche du registre de révélation qui s’était institué : il replonge dans les clapotis humains habituels et se met à corriger vertement son maître, le Fils de Dieu qu’il venait de confesser ! Quel est le contraire du terme « révélation » ? Peut-être est-ce « bonnes intentions ». Pierre cherche à détourner Jésus parce qu’il veut son bien, mais travaille-t-il vraiment au bien vivifiant dont parle Jésus ?
      Pour le Christ, le bien consiste à marcher sur le chemin que montre le Père. Ce chemin est paradoxal : il n’évite pas les mille morts que le monde manigance contre ceux qui échappent à son pouvoir, mais ce chemin traverse toute mort et débouche sur une Vie que seul le Père peut donner. Il est donc vital de suivre le messie. Quand on veut être disciple, il faut, dit littéralement Jésus, « venir derrière moi ». C’est exactement l’expression qu’il vient d’utiliser à l’adresse de Pierre : « Passe derrière moi », en ajoutant le terme « satan » qui déroute nos bonnes manières, si vite effarouchées. En fait, Jésus remet Pierre en situation de disciple, reprenant la toute première parole qu’il lui ait adressée, à lui, Pierre, et à son frère André, quand ils les appelait comme premiers disciples : « Venez derrière moi » (Mt 4, 19). Juste après avoir repoussé le Satan au désert (« vade retro, Satanas », Mt 4, 10), Jésus appelait Pierre (Mt 4, 18ss). Et quand on est vraiment « derrière Jésus », pas question d’écouter Satan !
      La suite du propos de Jésus reste en lien avec Pierre : « Si quelqu’un veut venir derrière moi, qu’il renonce à lui-même ». Le verbe traduit par « renoncer », on le retrouve lors de la passion et on le rend alors par « renier » : Pierre renie Jésus par trois fois (Mt 26, 70-74). C’est comme si Jésus, ici, annonçait préventivement qu’il s’agit de renier soi-même et pas Lui ! Qu’est-ce à dire ? La suite l’éclaire. Il s’agit de renoncer à cet « être social » que le monde et nous-mêmes construisons peu à peu. Comme on le dira de Jésus : « N’est-il pas le fils de Joseph ? » (Lc 4, 22). Eh bien non ! Il faut renier cette évidence, chercher plus et trouver mieux. Pierre devra par exemple renier ou renoncer à sa fiction personnelle de chef des apôtres qui aurait toujours raison, même contre Jésus, comme c’est le cas ici. Il va découvrir un vrai Pierre, beaucoup plus pauvre et beaucoup plus grand, qui a pu barrer la route du Fils comme un satan et qui sera la pierre sur laquelle le Christ fondera son Eglise (Mt 16, 18).
      Renoncer au « moi » illusoire, le renier, c’est, comme Jésus l’explique, ne plus être tenté de se sauver soi-même, mais trouver son être véritable en suivant le Christ, Celui qui reçoit du Père la Vie en plénitude et qui révèle à eux-mêmes ceux et celles qui le suivent.

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      • traduzione della risposta di Philippe Lefebvre, O.P.,
        Docente di Antico Testamento presso l’Università di Fribourg (Svizzera)
        Nomina di Membri della Pontificia Commissione Biblica – 25.01.2021
        https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2021/01/25/0049/00097.html#biblica

        COSA SI ASPETTA PIETRO? – (Mt 16,21-27)
        La scena si svolge subito dopo che Pietro ha riconosciuto Gesù come « il Messia, il Figlio del Dio vivente », una rivelazione che veniva dal Padre, come disse Gesù, e che Pietro accolse (Mt 16,16-17). Gesù prolunga poi questa rivelazione – questo è il nostro testo. Egli manifesta ai suoi discepoli la sua missione: il Messia deve passare attraverso l’accusa e la violenza del mondo per rivelare che la Vita ricevuta dal Padre non può essere annientata da nessuna forza. Ma ora Pietro si tira fuori dal registro della rivelazione che era stato istituito: ricade nel solito lapsus umano e comincia a correggere severamente il suo maestro, il Figlio di Dio che aveva appena confessato! Qual è il contrario del termine « rivelazione »? Forse si tratta di « buone intenzioni ». Pietro cerca di allontanare Gesù perché vuole il suo bene, ma sta davvero lavorando per il bene che dà vita di cui parla Gesù?
        Per Cristo il bene consiste nel camminare sulla via indicata dal Padre. Questo cammino è paradossale: non evita le mille morti che il mondo trama contro coloro che sfuggono al suo potere, ma questo cammino passa attraverso ogni morte e conduce ad una Vita che solo il Padre può dare. È quindi vitale seguire il Messia. Quando uno vuole essere un discepolo, deve, letteralmente disse Gesù, « venire dietro a me ». Questa è esattamente l’espressione che ha appena usato nel discorso di Pietro: « Vieni dietro di me », aggiungendo il termine « satana » che confonde le nostre buone maniere, così rapidamente spaventate. Infatti, Gesù rimette Pietro nella situazione di discepolo, riprendendo la primissima parola che ha rivolto a lui, Pietro, e a suo fratello Andrea, quando li ha chiamati come suoi primi discepoli: « Vieni dietro di me » (Mt 4,19). Subito dopo aver cacciato Satana nel deserto (« vade retro, Satanas », Mt 4,10), Gesù chiama Pietro (Mt 4,18ss). E quando si è veramente « dietro a Gesù », non si discute di ascoltare Satana!
        Il resto delle parole di Gesù rimane in relazione a Pietro: « Se qualcuno vuole venire dietro di me, rinneghi se stesso ». Il verbo tradotto con « rinunciare » si trova durante la passione ed è poi reso con « rinnegare »: Pietro rinnega tre volte Gesù (Mt 26,70-74). È come se Gesù, qui, annunciasse preventivamente che si tratta di rinnegare se stessi e non Lui! Cosa significa questo? Quanto segue lo illumina. Si tratta di rinunciare a questo « essere sociale » che il mondo e noi stessi stiamo gradualmente costruendo. Come diremo di Gesù: « Non è il figlio di Giuseppe? ». (Lc 4,22). Beh, non lo è! Dobbiamo negare questo fatto ovvio, cercare di più e trovare di meglio. Pietro, per esempio, dovrà rinnegare o rinunciare alla sua finzione personale di essere il capo degli apostoli che avrebbe sempre ragione, anche contro Gesù, come in questo caso. Scoprirà un vero Pietro, molto più povero e molto più grande, che ha potuto bloccare la via del Figlio come un satana e che sarà la pietra su cui Cristo fonderà la sua Chiesa (Mt 16,18).
        Rinunciare all’illusorio « io », negarlo, è, come spiega Gesù, non essere più tentati di salvare se stessi, ma trovare il proprio vero essere seguendo Cristo, colui che riceve la Vita in pienezza dal Padre e si rivela a coloro che lo seguono.

        Tradotto con http://www.DeepL.com/Translator (versione gratuita)

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      • Merci d’éclairer ce passage de l’Evangile.
        Je ne suis pas théologienne. Cependant il semble évident d’une part qu’on ne peut isoler des versets de leur contexte ,d’autre part non plus les isoler du reste du texte tout entier et de « l’esprit «  essentiel qui s’y exprime. Or le Christ est justement l’exact contraire d’un gourou pervers qui exigerait une annihilation mortifère de sa personne.

        Par ailleurs cette notion de «  fusion » avec Dieu a pu être utilisée par des mystiques, tant le langage mystique, comme le langage poétique ou amoureux, recèle nécessairement d’ambiguïtés et de métaphores. Pour autant, il ne peut être pris « au pied de la lettre » et assigné comme but à suivre à d’autres puisqu’il tente de décrire, avec nécessaires difficultés et distorsions, une expérience, d’union et non de « fusion «, éminemment singulière.

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        • traduzione automatica del commento di Marie-Christine

          Grazie per aver chiarito questo passaggio del Vangelo.
          Non sono un teologa. Tuttavia, sembra ovvio che non si possono isolare i versetti dal loro contesto, né si possono isolare dal resto dell’intero testo e dallo « spirito » essenziale espresso in esso. Ora Cristo è esattamente l’opposto di un guru perverso che esigerebbe un annientamento mortifero della persona.

          Inoltre, questa nozione di « fusione » con Dio può essere stata utilizzata da mistici, poiché il linguaggio mistico, come quello della poesia o dell’amore, nasconde necessariamente ambiguità e metafore. Per tanto, non può essere presa « alla lettera » e assegnata come meta da seguire ad altri, poiché cerca di descrivere, con difficoltà e distorsioni necessarie, un’esperienza di unione e non di « fusione », che è eminentemente particolare.

          Tradotto con http://www.DeepL.com/Translator (versione gratuita)

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    • Quello che ricordo della interpretazione del Nuovo Testamento, per me sono passati un bel po’ di anni, è l’esperienza di parole bibliche « ingessate », cioè prese alla lettera, estranee al contesto in cui vengono pronunciate. Non è l’esperienza della Parola, l’incontro col Signore attraverso di essa. Al massimo l’unica interpretazione era quella della fondatrice. Solo « volontarismo », ossia « è scritto così per cui si fa così. » PUNTO. I Padri della Chiesa sanno confrontare l’Antico Testamento con il nuovo Nuovo, sanno mettere in relazione le parole bibliche con altre parole che le richiamano… e con la nostra vita. Ad es, « l’acqua » della Creazione, l’acqua del diluvio, l’acqua del Giordano, l’acqua che Mosè fece sgorgare dalla roccia, l’acqua del battesimo di Gesù… tante acque bibliche che confrontate aprono al senso profondo della parola « acqua ». I focolarini non lo sanno fare questi confronti, non ci provano nemmeno. Non sanno meditare la Parola, non fanno come faceva Maria che nel suo cuore meditava queste cose (Lc 2, 19), col verbo greco SYNBALLEIN che significa « simboleggiare, scagliare insieme, dibattere »; qualcosa che non è un’esperienza passiva ma molto dinamica. Il testo di Matteo 16, 21-27 si potrebbe confrontare ad es. con quel « Amerai il prossimo tuo COME te stesso (Luca 10,27) ». Non si può amare il prossimo se non si ama se stessi…. La Parola fa problema perché è ricca di significati, ogni volta che la si incontra ne nascono di nuovi. E’ la sua infinita bellezza, ingabbiarla è sbagliatissimo.

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      • Traduction
        .
        Ce que je retiens de l’interprétation du Nouveau Testament dans le mouvement des Focolari – pour moi pas mal d’années se sont écoulées – c’est l’expérience des mots bibliques «plâtrés», c’est-à-dire pris à la lettre, étrangers au contexte dans lequel ils sont prononcés. Ce n’est pas l’expérience de la Parole, la rencontre avec le Seigneur à travers elle. Au mieux, la seule interprétation était celle du fondateur. Seul le «volontarisme», c’est-à-dire «il est écrit comme ça pour lequel on fait comme ça». POINT.
        Les Pères de l’Église savaient comparer l’Ancien Testament avec le Nouveau, ils savaient relier les mots bibliques avec d’autres mots qui les rappellent … et avec leur vie. Par exemple, «l’eau» de la création, l’eau du déluge, l’eau du Jourdain, l’eau que Moïse a fait jaillir du rocher, l’eau du baptême de Jésus, l’eau qui sort du côté du Christ … De nombreuses eaux bibliques que vous comparez s’ouvrent au sens profond du mot «eau».
        Les focolarini ne savent pas comment faire ces comparaisons, ils n’essaient même pas. Ils ne savent pas méditer sur la Parole, ils ne font pas comme Marie, qui a médité ces choses dans son cœur (Lc 2, 19), avec le verbe grec SYNBALLEIN qui signifie «symboliser, se jeter ensemble, débattre»; quelque chose qui n’est pas une expérience passive mais très dynamique.
        Le texte de Matthieu 16, 21-27 pourrait être comparé à par exemple. avec cela « Vous aimerez votre prochain COMME vous-même (Luc 10,27) ».
        On ne peut pas aimer son prochain si on ne s’aime pas soi-même … La Parole crée un problème parce qu’elle est riche en significations, de nouvelles naissent à chaque fois qu’on la rencontre.
        C’est sa beauté infinie, la mettre en cage est très mal.

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  • Come ha detto Renata Patti su questo sito et come ha fatto nel suo libro ‘Dio, i Focolari et Moi’, con moltissimi esempi concreti, dobbiamo lasciare che i fatti parlono loro stessi – ed i fatti vengono fuori da un momento all’altro. Per esempio, ecco l’ultimissimo ‘decreto’ dei dirigenti dei Focolari sulle ‘visioni’ di Chiara Lubich, il cosidetto ‘Paradiso di ’49’:

    Secondo varie ‘risposte’ dai capi del movimento dei Focolari al discorso del Papa Francesco di 6 febbraio, sembra che non hanno capito niente dei problemi molto seri ai quali si riferiva. Per esempio il documento finale dell’Assemblea Generale del movimento, che pretendeva di essere una risposta a quel discorso conteneva la parola ‘carisma’ o ‘carisma di unità’ 15 volte in 9 pagine. Piuttosto che rispondere alle sue accuse dell’autoreferenzialità o che ‘il carisma non e statua in un museo’ (ed altrove – ai membri di Comunione e Liberazione – ha detto perfino, ‘il centro non e il carisma, il centro e uno solo – e Gesù, Gesù Cristo!’), sembra o che sono incapaci di capire o persino una sorta di sfida. Ancora più strano e un’intervista che il co-presidente focolarino Jesus Moran ha dato alla rivista italiana dei Dehoniani, Settimana News. http://www.settimananews.it/ministeri-carismi/focolari-dopo-assemblea-generale/
    Ad una domanda che riferisce ad ‘alcune domande critiche rispetto alle esperienze mistiche [di Chiara Lubich] – soprattutto quelle originarie, della fine degli anni ’40,’ il cosiddetto ‘Paradiso di 1949’, Moran risponde, senza la minima cautela: ‘Bisogna dire che Chiara ha sempre pensato, e ce lo ha trasmesso…che questa esperienza mistica e costitutiva della mentalità di qualsiasi persona che voglia essere fermento di unità oggi nella Chiesa e nella società – ossia di chi fa proprio il carisma del movimento. Quindi non e un’esperienza mistica di Chiara privata, particolare.’

    Anche se non sono teologo, sono abbastanza al corrente, credo, per affermare che l’esperienza di Lubich e senza il minimo dubbio quello che la Chiesa cattolica definisce una ‘rivelazione privata’. Secondo L’Esortazione Apostolica di Benedetto XVI di 30 settembre 2010, dopo il Sinodo sulla Parola di Dio, e necessario per la Chiesa di ‘aiutare i fedeli di distinguere la parola di Dio da rivelazioni private, il compito delle quali non e di ‘completare’ la rivelazione definitiva di Cristo… il valore di rivelazioni private e essenzialmente diverso dall’unica rivelazione pubblica.’ Questo documento dice chiaramente che ‘l’uso [di una rivelazione privata] non e obbligatorio.’ A me sembra che Moran dice ben altro delle rivelazioni del ‘Paradiso di 1949’ cioe che ‘non e…privata’! Così si corre il rischio di creare una nuova chiesa. Questo mi sembra un esempio netto del ‘Gnosticismo Contemporanea’ di cui Papa Francesco ha parlato molte volte ma sopratutto nel documento Gaudete et Exultate di 2018. Nel mio libro, Le armate del Papa (Ponte alle Grazie, 1996) , un’indagine in parte sul Movimento dei Focolare (ero membro interno 1967-1976), c’era un capitolo intero dove ho esposto il gnosticismo (usando lo stesso termine) in tre movimenti ecclesiali – soprattutto Focolare ed il ‘Paradiso di 1949’. Scrivo piu su questo nel mio blog

    popesarmada25.blogspot.com

    soprattutto in un articolo ‘Il Culto di Chiara’

    https://popesarmada25.blogspot.com/2021/01/the-cult-of-chiara.html

    Reply
  • un intervento di Gordon Urquhart nell’articolo originale francese qui tradotto e rivisto dall’Autore.
    Seguirà risposta di Padre Pierre Vignon in traduzione italiana riletta dell’Autore stesso.

    REMARCABLE à lire dans la version original française ici https://www.renepoujol.fr/derives-les-focolari-dans-loeil-du-cyclone/comment-page-2/#comment-113959

    Gordon Urquhart scrive:

    « Come dice Renata Patti, e come lo scrive anche nel suo libro con molti esempi concreti, noi dobbiamo lasciar che i fatti parlino da soli – e i fatti emergono in continuazione.
    Per esempio, ecco un nuovo « decreto » dei dirigenti dei Focolari sulle « visioni » di Chiara Lubich:
    Secondo le diverse « risposte » dei dirigenti dei Focolari al discorso di Papa Francesco del 6 febbraio, sembra che non abbiano capito nulla delle questioni molto gravi a cui si riferiva. Ad esempio, il documento finale dell’Assemblea Generale del movimento, che voleva essere una risposta alle sue parole, conteneva la parola « carisma » o « carisma dell’unità » 15 volte in 9 pagine. Invece di rispondere a ciò che ha detto sull’autoreferenzialità o che « il carisma non è una statua in un museo » (e altrove – ai membri di Comunione e Liberazione – ha persino detto, « il centro non è il carisma, il centro è uno – è Gesù, Gesù Cristo »), sembra che siano incapaci di capire – o anche solo di raccogliere una sfida. Ancora più strana è l’intervista che il co-presidente focolarino, Jesús Moran, ha rilasciato alla rivista italiana dei dehoniani, Settimana News (20 febbraio 2021). http://www.settimananews.it/ministeri-carismi/focolari-dopo-assemblea-generale/
    A una domanda su « alcune questioni critiche circa le esperienze mistiche [di Chiara Lubich] – soprattutto quelle originali della fine degli anni ’40 » (il cosiddetto « Paradiso del 1949 ») Moran risponde, senza la minima riserva: « Bisogna dire che Chiara ha sempre pensato e ci ha trasmesso … che questa esperienza mistica è costitutiva della mentalità di ogni persona che vuole essere un lievito di unità oggi nella Chiesa e nella società – cioè di coloro che fanno proprio il carisma del movimento… Non è quindi un’esperienza mistica privata e particolare di Chiara… ».
    Anche se non sono un teologo, credo di avere il diritto di affermare che l’esperienza di Chiara è senza il minimo dubbio ciò che la Chiesa cattolica definisce essere una  » rivelazione privata « . Secondo l’esortazione apostolica di Benedetto XVI del 30 settembre 2010, a seguito del Sinodo sulla Parola di Dio, è necessario che la Chiesa « aiuti i fedeli a distinguere la parola di Dio dalle rivelazioni private, il cui compito non è quello di ‘completare’ la rivelazione definitiva di Cristo… il valore delle rivelazioni private è essenzialmente diverso da quello della sola rivelazione pubblica ». Tale documento precisa chiaramente che « l’uso [della rivelazione privata] non è obbligatorio ». Mi sembra che Moran dica tutt’altro riguardo alle rivelazioni del « Paradiso del 1949 » – che « non è… privato »! E così corriamo il rischio di creare una nuova chiesa. Questo mi sembra un esempio lampante dello « gnosticismo contemporaneo » di cui Papa Francesco ha parlato in più occasioni, ma soprattutto nel documento Guadete ed Exultate del 2018.
    Nel mio libro, « L’armada du Pape » (Ponte alle Grazie, 1996), un’indagine su parte del movimento dei Focolari (sono stato membro interno dal 1967 al 1976), c’era un intero capitolo in cui esponevo lo gnosticismo (usando lo stesso termine) in tre movimenti ecclesiali – in particolare i Focolari e il « Paradiso del 1949 ». Dico di più su questo nel mio blog (in inglese ma c’è un gadget per tradurre)

    popesarmada25.blogspot.com

    in un articolo intitolato « Il culto di Chiara »…

    https://popesarmada25.blogspot.com/2021/01/the-cult-of-chiara.html  »
    Gordon Urquhart
    (traduzione di Renata Patti)

    Padre Pierre Vignon risponde :

    « Caro Gordon, quello che dici è assolutamente giusto. L’Unità è Dio. La morte per amore di Cristo sulla croce ci riporta all’Unità. L’Unità divina supera le nostre concezioni. Si dispiega in una varietà infinita, perché non si ripete mai, e riconduce tutto all’Unità senza alcuna uniformità. Ci sono molte dimore nella casa del Padre.

    La Signora Lubich non può quindi identificarsi all’ Unità divina e pretendere di essere l’unica che può condurre ad essa. È mettersi al posto dello Spirito Santo. Quando Jesus Moran (appena rieletto
    co-presidente dei Focolari), trasportato dal suo amore filiale (e soprattutto infantile e immaturo) per la Mamma Lubich (ai mediterranei si perdona l’amore esagerato per la loro mamma), dice che chi vuole
    vivere l’Unità deve necessariamente essere del focolare, bestemmia, proprio come la sua mamma. Solo Gesù poteva dire in verità ciò che fu preso dal sommo sacerdote per la bestemmia che gli valse la morte. Questo falso unguento focolarino con cui gli scolari della Signora Lubich si sono lasciati infantilizzare è insopportabile. Da buona maestra di scuola, con i suoi sette colori, li ha dominati tutti,
    compresi i cardinali e i vescovi la cui vocazione poggiava più su quella della loro mamma che su una chiamata di Cristo. È logico, quindi, che dopo l’appropriazione indebita del testamento di Cristo e la confisca della sua eredità a proposito dell’Unità, che lei se la prende con la Vergine Maria autoproclamandosi sua « Vicaria ». C’è un vicario di Cristo, è il Papa; ma non c’è una vicaria di Maria, e la Signora Lubich è una falsaria per averlo preteso, e coloro che la seguono devono smettere di pensare di crederlo. La Vergine Maria, nostra Madre secondo l’ordine della Grazia, è tutta trasparenza, noi la diciamo Immacolata, al fine di non togliere nulla a Cristo Gesù e di non fargli da schermo. Se Ella è la Madre della Chiesa, è precisamente perché ha volontariamente rifiutato di essere la « Mamma di tutti », nel senso italiano e possessivo del termine. Le sue ispirazioni [di Lubich] derivanti dalla comunione in cui volle comunicare con Igino Giordani e soprattutto lui con lei, che hanno generato il Paradiso 49, sono impulsi romantici e pii degli amori giovanili platonici (spero) della Lubich. Diventata vecchia, volle tramandare a tutti i popi le sue esperienze di gioventù, prendendosi per Teresa d’Avila che avrebbe incontrato Giovanni della Croce. Ma è tutto fasullo! Sono le grida dei gatti delle Dolomiti!

    Chiara Lubich sarebbe santa se avesse saputo farsi trasparenza per aiutare i cristiani a scoprire il mistero dell’Unità divina. È evidente che non ha saputo e non ha potuto dimenticare di fare la maestra di scuola e ciò che è straordinario è che è riuscita a infantilizzare così tanti uomini e donne con questo sotto-catechismo pre-scolastico. Come cantava così bene Charles Aznavour, « Sta per morire, la Mamma » e tutti i figli riuniti intorno al letto finiranno per scoprire che i suoi cosiddetti scritti mistici non erano altro che quaderni da colorare per bambini. Nel caso in cui qualcuno ritenga che io bestemmi parlando così, lui (o lei) mi darà ragione. Si possono lanciare pomodori marci su uno
    schermo che pretende di far passare tutti i figli di Dio attraverso ciò che vi si proietta. Se non fosse che Dio ha previsto delle persone per capovolgere gli schermi tra i suoi figli e Lui. Domanda finale: saremmo iconoclasti se lanciassimo un pomodoro marcio su una falsa icona?
    Bambini e bambine di Chiara, bisognerà che facciate l’unità con lo scemo che sono io, se volete applicare la dottrina della maestra! Quanto a me, non mi catturerà, né nel tempo né nell’eternità.
    Giù la maschera, Chiara, ti abbiamo riconosciuta, Silvia! »
    + Pierre Vignon
    (traduzione di Renata Patti)

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    • Un grazie sentito a Gordon Urquhart per quanto ha scritto. Ho letto il suo libro anni fa e per quello che ho potuto l’ho diffuso regalandolo ad amiche ed amici miei che erano usciti dai focolari con grandi sofferenze. Per fortuna io mi ero fermata un attimo prima, avendo avuto l’insolenza di porre domande invece di « tagliarmi la testa » come si doveva fare. Mi ero iscritta alla facoltò di teologia e non ci ho messo molto a rendermi conto che le Scritture erano tutta un’altra cosa rispetto a ciò che per una decina d’anni mi era stato detto all’interno del movimento dei focolari.
      Ringrazio di cuore anche Padre Pierre Vignon per il suo intervento così chiaro e soprattutto vero. Sono stata in vacanza la scorsa estate a Fiera di Primiero, ma per fortuna in quei bellissimi luoghi dolomitici non ho incontrato i gatti parlanti. C’è una via dedicata a Chiara Lubich, ci sono un sacco di manifesti che parlano della sua esperienza e c’è una vecchia casa detta « paradiso ». Forse ne faranno un santuario? Cose da pazzi. A distanza di quasi 40, mi ha fatto solo sorridere un po’ sconsolata.

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      • Stellina a écrit en italien. Ici la traduction française via Deepl-Traducteur:

        Je remercie sincèrement Gordon Urquhart pour ce qu’il a écrit. J’ai lu son livre il y a des années et, dans la mesure du possible, je l’ai donné à des amis à moi qui étaient sortis du mouvement des Focolari en grande souffrance. Heureusement, je m’étais arrêté peu de temps avant parce que j’avais eu l’insolence de poser des questions au lieu de me « couper la tête » comme j’aurais dû le faire. Je m’étais inscrite à la faculté de théologie et il ne m’a pas fallu longtemps pour me rendre compte que les Écritures étaient tout à fait différentes de ce qu’on m’avait dit pendant une dizaine d’années au sein du mouvement des focolari.
        En outre, Je remercie profondément le Père Pierre Vignon pour son intervention tellement claire et surtout vraie. Je suis allée en vacances l’été dernier à Fiera di Primiero, mais heureusement, je n’ai pas rencontré le moindre chat parlant dans ces magnifiques endroits des Dolomites. Il y a une rue dédiée à Chiara Lubich, il y a beaucoup d’affiches qui parlent de son expérience et il y a une vieille maison appelée « paradis » [baita paradiso]. Peut-être en feront-ils un sanctuaire ? Des affaires de fous. Pratiquement 40 ans plus tard, cela ne m’a fait que sourire avec un peu de déception.

        Reply
  • Père Vignon,
    Trovo nelle sue parole la giustezza di una beatitudine che mi ha marcata profondamente durante la mia visita al Monte delle Beatitudini in Terra Santa: « Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati ». Le Sue spiegazioni rispondono a molte domande che rimanevano ancora da risolvere e soddisfano la mia fame e sete di Verità e Giustizia. Cerco di tradurre il suo coraggioso e costruttivo intervento il più fedelmente possibile in italiano perché molti altri che non conoscono il francese possano leggere.
    È meraviglioso trovare sacerdoti che sono come gli apostoli del dopo Pentecoste: liberi di vivere con San Paolo: « Là, dove c’è lo Spirito del Signore, là è la libertà ». (2 Corinzi 3:17).
    Un grande GRAZIE per la Sua testimonianza PRO VERITATE ADVERSA DILIGERE.

    Reply
  • Marie-Christine 24 febbraio 2021 a 13 h 39 min
    ha scritto questo commento in seguito all’articolo originale francese:

    Nel mio modestissimo posto, e forse perché ho poche informazioni, non capisco:
    – come si può sostituire alla propria madre reale un’altra madre necessariamente idealizzata e idolatrata perché la madre reale ha necessariamente difetti e debolezze: il che non impedisce di amarla e persino di perdonarle certe lamentele quando si è diventati adulti. La vera madre muore. La madre idealizzata e idolatrata sopravvive attraverso il suo culto collettivo. La vera madre svanisce. La madre ideale è invece onnipresente.
    -come si può chiedere in questo processo di idolatria di abbandonare ogni spirito critico e di operare questa specie di regressione infantile e sognare la « fusione » con la « madre ».
    -come si può assimilare un movimento religioso ad una famiglia naturale: la famiglia naturale che ha necessariamente delle carenze e dei difetti, la famiglia religiosa che si suppone non ne abbia nessuno. Anche qui, sono al lavoro il fantasma della « fusione » e la regressione infantile.
    -come si possono spacciare « rivelazioni private » trascritte in scritti mistici che, se ho capito bene, non sono stati ancora studiati seriamente da teologi e specialisti della mistica femminile, per una spiritualità buona per tutti e addirittura un cammino necessario e superiore di santificazione. Come se non ce ne fossero altre.
    – come si può accettare che, per far integrare questa particolare spiritualità nelle menti di un maggior numero di persone, è naturalmente necessario operare il controllo assoluto dei loro atti e dei loro pensieri; a costo di invadere il loro essere più intimo.
    – come si può farsi spacciare per la nuova e unica interprete di certe parole del Cristo e per la « vicaria di Maria  » senza che nessuno possa reagire alle sue inaudite e perfino assurde rivendicazioni.
    Se ci riferiamo a Teresa d’Avila, aveva molta paura di sbagliare e cercava conferma delle sue « intuizioni » o « rivelazioni » presso i teologi e i mistici del suo tempo. Non si poneva nel registro dell’autopromozione e non mancava né di umorismo né di perspicacia.
    -come non interrogarsi nemmeno sul vocabolario usato: « l’Ideale » e « il paradiso » ecc. e altre parole in codice, come se il « Regno fosse, come minimo, di questo mondo », e, naturalmente, nel Movimento dei Focolari.
    -come si può parlare di « santità collettiva »: che esige necessariamente la perdita della propria individualità a vantaggio del gruppo, che è ancora fantastico e idealizzato.
    – come la Chiesa sembra aver perso completamente la ragione e il buon senso nel dare la sua approvazione a questo tipo di spiritualità, molto seducente a prima vista, poiché gioca su profonde molle inconsce, e di conseguenza acritica dei suoi propri presupposti, ma mortifera alla lunga, così come per questa concezione assai problematica della « santità ».

    La Chiesa non ha quindi teologi seri e non compiacenti in grado di fare i discernimenti necessari, con prudenza e lungimiranza, a meno che il numero delle nomine, la fedeltà indefettibile al Papa e al Magistero, prevalgano su qualsiasi altra considerazione.
    Inoltre, la Chiesa, che pretende di essere « esperta in umanità », non ha imparato nulla dalle scoperte della psicologia umana e delle dinamiche di gruppo.

    Tutto questo è davvero sorprendente.

    Originale francese per chi lo desidera:
    Marie-Christine 24 février 2021 at 13 h 39 min
    A ma très modeste place, et peut être parce que je ne dispose que de peu d’informations, je ne comprends pas :

    – comment on peut substituer à sa mère réelle une autre mère nécessairement fantasmee et idolâtrée car la mère réelle a nécessairement défauts et faiblesses : ce qui n’empêche pas de l’aimer et même de lui pardonner certains griefs quand on est devenu adulte. La mère réelle meurt. La mère fantasmee et idolâtrée survit à travers son culte collectif. La mère réelle s’efface. La mère fantasmee est au contraire omniprésente.
    -comment il peut être demandé dans ce processus d’idolatrie d’abandonner tout esprit critique et d’opérer cette sorte de régression infantile et de rêve de « fusion » avec la « mère ».
    -comment on peut assimiler un mouvement religieux à une famille naturelle: la famille naturelle ayant nécessairement manques et failles, la famille religieuse étant censée n’en avoir aucun. La encore, le fantasme de « fusion « et la régression infantile sont à l’œuvre.
    -comment on peut faire passer des « révélations privées « transcrites dans des écrits mystiques qui, si j’ai bien compris, n’ont pas été encore sérieusement étudiés par théologiens et spécialistes de la mystique féminine, pour une spiritualité bonne pour tous et même un chemin necessaire et supérieur de sanctification. Comme s’il n’y en avait pas d’autres.
    – comment on peut accepter que, pour faire intégrer cette spiritualité particulière dans l’esprit du plus grand nombre, il soit bien entendu nécessaire d’opérer le contrôle absolu de leurs actes et de leurs pensées; quitte à empiéter sur le for interne.
    – comment on peut se faire passer pour l’interprète nouvelle et unique de certaines paroles du Christ et la « vicaire de Marie « sans que personne ne sursaute face à ses prétentions inouïes et même absurdes.
    Si on se réfère à Thérèse d’Avila, cette dernière justement a eu très peur de se tromper, a cherché la confirmation de ses « intuitions « ou « révélations « auprès des théologiens et mystiques de son époque. Elle ne s’est pas située dans le registre de l’auto promotion et ne manquait ni d’humour ni de perspicacité.
    -comment on ne s’interroge même pas sur le vocabulaire employé: « l’Ideal » et le « paradis « etc..et autres termes codes, comme si le « Royaume était, à la limite, de ce monde «, et , bien entendu, dans le mouvement des Focolari.
    -comment on peut parler de « sainteté collective «: ce qui exige nécessairement la perte de son individualité au profit du groupe la encore fantasme et idéalisé.
    – comment l’Eglise semble avoir perdu toute raison et tout bon sens en donnant son aval à ce genre de spiritualité très séduisante au premier abord puisque jouant sur des ressorts profonds inconscients ,donc non critique de ses propres présupposés, mais mortifère à la longue ainsi qu’à cette conception bien problématique de la « sainteté ».

    L’Eglise ne dispose donc pas de théologiens sérieux et indépendants capables d’opérer les discernements nécessaires, avec prudence et recul, à moins que le nombre de recrutements, la fidélité sans failles au pape et au Magistère, l’emportent sur toute autre considération.
    De plus, l’Eglise, qui se veut « experte en humanité « n’a t elle rien appris des découvertes en psychologie de l’humain et en dynamique des groupes.

    Tout ceci est très étonnant.

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